Religious gift

18 мая, 2021 от Gorod Выкл

Refers to person, place, thing, quality, etc. The wealthy man’s endowment allowed the school to set up a scholarship programme. La sovvenzione del ricco signore ha permesso alla scuola di organizzare un programma di borse di studio. Lisa had put her mental endowments to good use and had become a professor. Lisa ha fatto buon uso del suo talento intellettivo ed è diventata una professoressa. Vedi la traduzione automatica di Google Translate di «endowment». Sono religious gift, professore associato all’Università di Roma Tor Vergata. Ho insegnato a Venezia, Lubiana, Roma, Napoli, Firenze, Cosenza e Teramo.

Sono stato research assistant presso il Dipartimento di Antropologia della Queen’s University of Belfast. Mi piace il cinema e sono un lettore saltuario di narrativa. Con questo blog cerco di dare spazio alle cose che mi interessano, che mi divertono o che mi preoccupano. Intendo fare il test in autonomia, senza l’aiuto di altri e senza fornire le mie risposte ad altri. Sono consapevole che il test è un passaggio necessario di verifica per la valutazione e non interferirò con le responsabilità didattiche del mio docente.

Per cortesia evitate pasticci, non fate il test in gruppo o in sequenza, non passatevi le risposte su whatsapp, evitate di entrare con un nome fittizio per vedere un po’ di domande e rifare il test poi con il vostro nome: non avete il tempo materiale per queste bambinate e rendete il mio lavoro di insegnante un’umiliazione invece che un orgoglio. Ve lo chiedo come cortesia personale, e come forma di rispetto nei confronti di voi stessi. Un ultimo consiglio: NON fate il test «certificato Caris» se NON avete il certificato Caris. Se pensate di averne diritto, contattate il Caris e fate in modo di essere registrati. Con questa mail vorrei invitarti a partecipare a un progetto che sto realizzando con i membri del LaPE — Laboratorio di Pratiche Etnografiche di Tor Vergata e con gli studenti del progetto Tirocinio di Antropologia Culturale di Sapienza Università di Roma. La raccolta dei diari è iniziata il primo giugno e si concluderà il 20 giugno 2021. Entro quell’arco di tempo, ti chiediamo di trovare sette giorni continuativi durante i quali, regolarmente, compilerai il tuo diario dello spazio riportando i tuoi spostamenti compiuti nell’arco di ogni giornata. La timeline consente di ricostruire spostamenti anche a distanza di anni, e può essere un assistente perfetto per la compilazione del «diario dello spazio».

Una volta che avrai la timeline attiva, ti basterà iniziare il «diario», tenerlo aggiornato manualmente per sette giorni e ogni sera, o una volta sola alla fine del rilevamento, scaricare i sette file della timeline che corrispondono ai tuoi movimenti per i sette giorni in cui hai tenuto il «diario». Comunque, se non hai un account google attivo e vuoi comunque partecipare al progetto, puoi sempre farlo compilando a mano solo il «diario dello spazio». Ci penseremo poi noi a rendere i dati fruibili per il trattamento informatico. Francesco Alessi lunedì e martedì h10-13 cell. Grazie tantissimo dell’attenzione e della tua disponibilità, stiamo utilizzando questo materiale per capire un po’ meglio cosa fare per rendere questa maledetta città benedetta un po’ più vivibile per tutti, Tanto più per i giovani adulti. Per cortesia evitate pasticci, non fate il test in gruppo o in sequenza, non passatevi le risposte su whatsapp, evitate di entrare con un nome fittizio per vedere un po’ di domande e rifare il test poi con il vostro nome: non avete il tempo materiale per queste bambinate e rendete il mio lavoro di insegnante un’umiliazione invece che un orgoglio. Maggiori dettagli dalla mattina di giovedì 3 giugno. Visto che siamo prossimi alla sessione estiva 2021 degli esami, faccio un piccolo riassunto generale per chi si fosse avvicinato a Antropologia culturale sono in questo secondo semestre.

Intanto, in questo post di febbraio trovate molte informazioni su come si fanno gli esami con Vereni, che vanno integrate con quanto qui di seguito. A partire dalla sessione estiva, l’Ateneo ha deciso che gli esami si terranno prevalentemente in presenza, consentendo, previa giustificazione effettiva, la possibilità di fare l’esame a distanza. Sul mio blog qualche ora prima dell’esame pubblicherò i link ai vari test, che saranno attivi solo all’ora indicata. Se ci sono questioni poco chiare vi prego di consultare il programma d’esame e il mio blog, dove ho pubblicato quest’anno diversi post dedicati alla questione. Insomma, dai, spero che sia tutto abbastanza chiaro. Se avete bisogno di informazioni extra la pagina Facebook dedicata a questo corso è piena di volontari e volontarie disponibili a chiarire i dubbi residui. Un saluto equo e solidale a tutte e tutti quelli che preparano in questi giorni qualche mio esame. Capisco che è dura, ma ce la faremo e pare proprio che siamo sulla buona strada per ricominciare presto a vederci in faccia.

Un paio d’anni fa mi cerca Filippo Facci e mi chiede se è mio un testo comparso nel 2003 sul blog collettivo Nazione Indiana. Il testo è mio, certo, e mi chiede che ne penso oggi, a molti anni di distanza. Craxi e pensando a quegli eventi di dieci anni prima li collegavo alla situazione in corso nel paese. Del resto, Berlusconi era andato di nuovo al potere promettendo non solo uno splendido avvenire per l’Italia, ma una sorta di pace sociale in nome dell’anticomunismo come sentimento popolare. Rapahel per quello che erano state: non un gesto di rivolta contro il Potere, ma piuttosto l’ennesimo attacco di lagnite nazionale. V-Day che sarebbero iniziati quattro anni dopo, nel 2007. Craxi che avevamo gettato le monetine, era con Craxi che ci eravamo posti in questa postura penosa di massa ubriaca ma di fatto addomesticabile, e che per quel che mi riguarda si sarebbe potuto trattare di Forlani o del Compagno Greganti.

Personalmente, ci sono due cose di questa storia che mi dispiacciono davvero. La prima è che oggi, a diciotto anni di distanza, penso a quanto quelle mie parole possano aver ferito il sentimento di chi a Bettino Craxi voleva umanamente bene. Messaggio del Santo Padre per la 58a Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, 19. Il 25 aprile 2021, IV Domenica di Pasqua, si celebra la 58a Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni sul tema San Giuseppe: il sogno della vocazione, nello speciale Anno dedicato al Patrono della Chiesa universale, indetto lo scorso 8 dicembre. Da parte mia, ho scritto la Lettera apostolica Patris corde, allo scopo di accrescere l’amore verso questo grande Santo. Si tratta infatti di una figura straordinaria, al tempo stesso tanto vicina alla condizione umana di ciascuno di noi.

San Giuseppe ha riconosciuto un cuore di padre, capace di dare e generare vita nella quotidianità. A questo tendono le vocazioni: a generare e rigenerare vite ogni giorno. Il Signore desidera plasmare cuori di padri, cuori di madri: cuori aperti, capaci di grandi slanci, generosi nel donarsi, compassionevoli nel consolare le angosce e saldi per rafforzare le speranze. San Giuseppe ci suggerisce tre parole-chiave per la vocazione di ciascuno. Tutti nella vita sognano di realizzarsi. Erano chiamate divine, ma non furono facili da accogliere. Dopo ciascun sogno Giuseppe dovette cambiare i suoi piani e mettersi in gioco, sacrificando i propri progetti per assecondare quelli misteriosi di Dio. Egli si fidò fino in fondo.

Che cos’era un sogno notturno per riporvi tanta fiducia? I sogni portarono infatti Giuseppe dentro avventure che mai avrebbe immaginato. Egitto, ma salvò la vita della sua famiglia. Dopo il terzo, che preannunciava il ritorno in patria, il quarto gli fece ancora cambiare i piani, riportandolo a Nazaret, proprio lì dove Gesù avrebbe iniziato l’annuncio del Regno di Dio. Una seconda parola segna l’itinerario di San Giuseppe e della vocazione: servizio. Dai Vangeli emerge come egli visse in tutto per gli altri e mai per sé stesso. Il Popolo santo di Dio lo chiama castissimo sposo, svelando con ciò la sua capacità di amare senza trattenere nulla per sé. Il servizio, espressione concreta del dono di sé, non fu per San Giuseppe solo un alto ideale, ma divenne regola di vita quotidiana.

Mi piace pensare allora a San Giuseppe, custode di Gesù e della Chiesa, come custode delle vocazioni. Dalla sua disponibilità a servire deriva infatti la sua cura nel custodire. Vangelo, segnalandone la prontezza e la dedizione per la famiglia. Non perse tempo ad arrovellarsi su ciò che non andava, per non sottrarne a chi gli era affidato. San Giuseppe e la vocazione cristiana, scandendone la quotidianità: la fedeltà. Alla luce della fedeltà di Dio. Non temere: sono le parole che il Signore rivolge anche a te, cara sorella, e a te, caro fratello, quando, pur tra incertezze e titubanze, avverti come non più rimandabile il desiderio di donare la vita a Lui. Questa fedeltà è il segreto della gioia.

Nella casa di Nazaret, dice un inno liturgico, c’era una limpida gioia. Era la gioia quotidiana e trasparente della semplicità, la gioia che prova chi custodisce ciò che conta: la vicinanza fedele a Dio e al prossimo. Come sarebbe bello se la stessa atmosfera semplice e radiosa, sobria e speranzosa, permeasse i nostri seminari, i nostri istituti religiosi, le nostre case parrocchiali! Le 8 décembre dernier, à l’occasion du 150ème anniversaire de la proclamation de saint Joseph comme Patron de l’Eglise universelle, a commencé l’année spéciale qui lui est consacrée. Pour ma part, j’ai écrit la Lettre apostolique Patris corde, dans le but d’accroître l’amour envers ce grand Saint. Joseph, il a reconnu un cœur de père, capable de donner et de susciter la vie dans le quotidien.

C’est à cela que tendent les vocations: susciter et régénérer des vies chaque jour. Le Seigneur désire modeler des cœurs de pères, des cœurs de mères: des cœurs ouverts, capables de grands élans, généreux dans le don de soi, compatissants en réconfortant les angoisses et fermes pour renforcer les espérances. Saint Joseph nous suggère trois paroles-clé pour la vocation de chacun. Tout le monde dans la vie rêve de se réaliser. Et il est juste de nourrir de grandes attentes, des attentes élevées que des objectifs éphémères — comme le succès, l’argent et le plaisir — ne parviennent pas à satisfaire. C’étaient des appels divins, mais ils ne furent pas faciles à accueillir. Après chaque songe, Joseph a dû changer ses plans et se remettre en cause, sacrifiant ses projets pour satisfaire ceux, mystérieux, de Dieu. Il a fait confiance jusqu’au bout.

Mais nous pouvons nous demander: «Qu’était un rêve nocturne pour y placer tant de confiance ? Les songes, en effet, ont conduit Joseph dans des aventures qu’il n’aurait jamais imaginées. Egypte, mais il sauva la vie de sa famille. Après le troisième, qui annonçait le retour dans sa patrie, le quatrième lui fit encore changer ses plans, le ramenant à Nazareth, là même où Jésus allait commencer l’annonce du Règne de Dieu. Une seconde parole marque l’itinéraire de saint Joseph et de la vocation: service. Des Evangiles ressort la manière dont il a vécu en tout pour les autres et jamais pour lui-même. Le Peuple saint de Dieu l’appelle très chaste époux, révélant ainsi sa capacité à aimer sans rien retenir pour lui. En libérant l’amour de toute possession, il s’ouvrit en effet à un service encore plus fécond: son soin aimant a traversé les générations, sa garde attentive l’a rendu patron de l’Eglise.

Le service, expression concrète du don de soi, ne fut pas seulement pour saint Joseph un idéal élevé, mais il devint une règle de vie quotidienne. J’aime penser alors à saint Joseph, gardien de Jésus et de l’Eglise, comme gardien des vocations. De sa disponibilité à servir provient en effet, son soin dans la garde. Evangile, indiquant sa promptitude et son dévouement pour sa famille. Il ne perdit pas de temps à réfléchir sur ce qui n’allait pas, pour ne pas se dérober à celui qui lui était confié. Joseph et la vocation chrétienne, en rythmant le quotidien: la fidélité. A la lumière de la fidélité de Dieu. Cette fidélité est le secret de la joie.

Dans la maison de Nazareth, dit une hymne liturgique, il y avait une joie limpide. C’était la joie quotidienne et transparente de la simplicité, la joie qu’éprouve celui qui garde ce qui compte: la proximité fidèle à Dieu et au prochain. Comme il serait beau si la même atmosphère simple et radieuse, sobre et pleine d’espérance, imprégnait nos séminaires, nos instituts religieux, nos maisons paroissiales! Saint Joseph he recognized the heart of a father, able to give and generate life in the midst of daily routines. Vocations have this same goal: to beget and renew lives every day. The Lord desires to shape the hearts of fathers and mothers: hearts that are open, capable of great initiatives, generous in self-giving, compassionate in comforting anxieties and steadfast in strengthening hopes. Saint Joseph suggests to us three key words for each individual’s vocation.

Everyone dreams of finding fulfilment in life. It is love that gives meaning to life, because it reveals life’s mystery. They were calls from God, but they were not easy to accept. After each dream, Joseph had to change his plans and take a risk, sacrificing his own plans in order to follow the mysterious designs of God, whom he trusted completely. Why put so much trust in a dream in the night? Indeed, Joseph’s dreams led him into experiences he would never have imagined. Egypt, but saved the life of his family.

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After the third, which foretold his return to his native land, a fourth dream made him change plans once again, bringing him to Nazareth, the place where Jesus would begin his preaching of the Kingdom of God. A second word marks the journey of Saint Joseph and that of vocation: service. The Gospels show how Joseph lived entirely for others and never for himself. The holy people of God invoke him as the most chaste spouse, based on his ability to love unreservedly. By freeing love from all possessiveness, he became open to an even more fruitful service. I like to think, then, of Saint Joseph, the protector of Jesus and of the Church, as the protector of vocations.

In fact, from his willingness to serve comes his concern to protect. He wasted no time fretting over things he could not control, in order to give full attention to those entrusted to his care. Together with God’s call, which makes our greatest dreams come true, and our response, which is made up of generous service and attentive care, there is a third characteristic of Saint Joseph’s daily life and our Christian vocation, namely fidelity. In the light of God’s own faithfulness. This fidelity is the secret of joy. It the joy of simplicity, the joy experienced daily by those who care for what truly matters: faithful closeness to God and to our neighbour. How good it would be if the same atmosphere, simple and radiant, sober and hopeful, were to pervade our seminaries, religious houses and presbyteries!

Josef erkannte er ein väterliches Herz, das im Alltag Leben zu schenken und hervorzubringen vermochte. Dazu nämlich neigen Berufungen: jeden Tag Leben hervorzubringen und wiederherzustellen. Herzen, die fähig sind, sich mit vollem Schwung einzusetzen, die großzügig sind, sich selbst hinzugeben, mitfühlend, um Ängste zu trösten, und fest, um Hoffnungen zu stärken. Der heilige Josef bietet uns drei Schlüsselwörter für die Berufung eines jeden von uns. Alle träumen im Leben davon, sich zu verwirklichen. Es waren göttliche Rufe, aber sie waren nicht leicht anzunehmen. Nach jedem Traum musste Josef seine Pläne ändern und sich selbst einbringen, dafür aber seine eigenen Pläne opfern, um Gottes geheimnisvollen Plänen nachzukommen.

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Was war denn schon ein nächtlicher Traum, dass man so viel Vertrauen in ihn setzen konnte? Die Träume brachten Josef in der Tat in Abenteuer, die er sich niemals hätte vorstellen können. Ein zweites Wort kennzeichnet den Weg des heiligen Josef und seiner Berufung: Dienst. Aus den Evangelien geht hervor, wie er ganz für andere und nie für sich selbst lebte. Das heilige Volk Gottes nennt ihn keuschester Bräutigam und offenbart damit seine Fähigkeit zu lieben, ohne etwas für sich zu behalten. Der Dienst, konkreter Ausdruck der Selbsthingabe, war für den heiligen Josef nicht nur ein erhabenes Ideal, sondern gehörte zum täglichen Leben.

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Gerne denke ich also an den heiligen Josef, den Beschützer Jesu und der Kirche, als den Hüter der Berufungen. Von seiner Bereitschaft zu dienen rührt nämlich seine Sorgfalt beim Behüten her. Evangelium und zeigt damit seine Bereitschaft und Hingabe für die Familie an. Aspekt, der sich durch das Leben des heiligen Josef und die christliche Berufung zieht und ihren Alltag prägt: die Treue. Stille eines jeden Tages hält er sich beharrlich an Gott und seine Pläne. Diese Treue ist das Geheimnis der Freude. Es war die tägliche und ehrliche Freude der Einfachheit, die Freude dessen, der das bewahrt, was zählt: die treue Nähe zu Gott und zum Nächsten.

Os sonhos introduziram José em aventuras que nunca teria imaginado. C’est à cela que tendent les vocations: susciter et régénérer des vies chaque jour. Gardien de Jésus et de l’Eglise, joseph’s dreams led him into experiences he would never have imagined. Não eram fáceis de acolher. Después de cada sueño, conformemente alla Costituzione pakistana.

Wie schön wäre es, wenn die gleiche einfache und strahlende, schlichte und hoffnungsvolle Atmosphäre unsere Seminare, unsere Ordensinstitute, unsere Pfarrhäuser durchdringen würde! El pasado 8 de diciembre, con motivo del 150. Por mi parte, escribí la Carta apostólica Patris corde para que crezca el amor a este gran santo. Se trata, en efecto, de una figura extraordinaria, y al mismo tiempo tan cercana a nuestra condición humana. José reconoció un corazón de padre, capaz de dar y generar vida en lo cotidiano. Las vocaciones tienden a esto: a generar y regenerar la vida cada día. San José nos sugiere tres palabras clave para nuestra vocación.

Todos en la vida sueñan con realizarse. Y es correcto que tengamos grandes expectativas, metas altas antes que objetivos efímeros —como el éxito, el dinero y la diversión—, que no son capaces de satisfacernos. Eran llamadas divinas, pero no fueron fáciles de acoger. Después de cada sueño, José tuvo que cambiar sus planes y arriesgarse, sacrificando sus propios proyectos para secundar los proyectos misteriosos de Dios. Qué era un sueño nocturno para depositar en él tanta confianza? Los sueños condujeron a José a aventuras que nunca habría imaginado. Nazaret, el mismo lugar donde Jesús iba a comenzar la proclamación del Reino de Dios. En todas estas vicisitudes, la valentía de seguir la voluntad de Dios resultó victoriosa. La segunda palabra que marca el itinerario de san José y de su vocación es servicio.

Se desprende de los Evangelios que vivió enteramente para los demás y nunca para sí mismo. El santo Pueblo de Dios lo llama esposo castísimo, revelando así su capacidad de amar sin retener nada para sí. Para san José el servicio, expresión concreta del don de sí mismo, no fue sólo un ideal elevado, sino que se convirtió en regla de vida cotidiana. Jesús, hizo lo posible por defenderlo de la furia de Herodes organizando un viaje repentino a Egipto, se apresuró a regresar a Jerusalén para buscar a Jesús cuando se había perdido y mantuvo a su familia con el fruto de su trabaja, incluso en tierra extranjera. Me gusta pensar entonces en san José, el custodio de Jesús y de la Iglesia, como custodio de las vocaciones. Su atención en la vigilancia procede, en efecto, de su disponibilidad para servir. Evangelio, señalando su premura y dedicación a la familia. No perdió tiempo en analizar lo que no funcionaba bien, para no quitárselo a quien tenía a su cargo. Además de la llamada de Dios —que cumple nuestros sueños más grandes— y de nuestra respuesta —que se concreta en el servicio disponible y el cuidado atento—, hay un tercer aspecto que atraviesa la vida de san José y la vocación cristiana, marcando el ritmo de lo cotidiano: la fidelidad.

A la luz de la fidelidad de Dios. No temas: son las palabras que el Señor te dirige también a ti, querida hermana, y a ti, querido hermano, cuando, aun en medio de incertidumbres y vacilaciones, sientes que ya no puedes postergar el deseo de entregarle tu vida. Esta fidelidad es el secreto de la alegría. En la casa de Nazaret, dice un himno litúrgico, había una alegría límpida. Era la alegría cotidiana y transparente de la sencillez, la alegría que siente quien custodia lo que es importante: la cercanía fiel a Dios y al prójimo. Qué hermoso sería si la misma atmósfera sencilla y radiante, sobria y esperanzadora, impregnara nuestros seminarios, nuestros institutos religiosos, nuestras casas parroquiales! São José, reconheceu um coração de pai, capaz de dar e gerar vida no dia a dia.

O Senhor deseja moldar corações de pais, corações de mães: corações abertos, capazes de grandes ímpetos, generosos na doação, compassivos para consolar as angústias e firmes para fortalecer as esperanças. A vida de São José sugere-nos três palavras-chave para a vocação de cada um. E é justo nutrir aspirações grandes, expectativas altas, que objetivos efémeros como o sucesso, a riqueza e a diversão não conseguem satisfazer. Realmente, se pedíssemos às pessoas para traduzirem numa só palavra o sonho da sua vida, não seria difícil imaginar a resposta: amor. Apesar de serem chamadas divinas, não eram fáceis de acolher. Depois de cada um dos sonhos, José teve de alterar os seus planos e entrar em jogo para executar os misteriosos projetos de Deus, sacrificando os próprios. Podemos perguntar-nos: Que era um sonho noturno, para o seguir com tanta confiança? Na realidade, os sonhos introduziram José em aventuras que nunca teria imaginado.

Egito, mas salvou a vida da sua família. Depois do terceiro, que ordenava o regresso à pátria, vem o quarto que o levou a mudar os planos, fazendo-o seguir para Nazaré, onde precisamente Jesus havia de começar o anúncio do Reino de Deus. Uma segunda palavra marca o itinerário de São José e da vocação: serviço. Dos Evangelhos, resulta como ele viveu em tudo para os outros e nunca para si mesmo. O Povo santo de Deus chama-lhe castíssimo esposo, desvendando assim a sua capacidade de amar sem nada reservar para si próprio. Libertando o amor de qualquer posse, abriu-se realmente a um serviço ainda mais fecundo: o seu cuidado amoroso atravessou as gerações, a sua custódia solícita tornou-o patrono da Igreja. O serviço, expressão concreta do dom de si mesmo, não foi para São José apenas um alto ideal, mas tornou-se regra da vida diária. Por isso gosto de pensar em São José, guardião de Jesus e da Igreja, como guardião das vocações. Com efeito, da própria disponibilidade em servir, deriva o seu cuidado em guardar. Evangelho, indicando a sua disponibilidade e dedicação à família. Não perdeu tempo a cismar sobre o que estava errado, para não o subtrair a quem lhe estava confiado. São José e a vocação cristã, cadenciando o seu dia a dia: a fidelidade. Não temas: são estas as palavras que o Senhor dirige também a ti, querida irmã, e a ti, querido irmão, quando, por entre incertezas e hesitações, sentes como inadiável o desejo de Lhe doar a vida. Esta fidelidade é o segredo da alegria. Como diz um hino litúrgico, na casa de Nazaré reinava uma alegria cristalina.

Era a alegria diária e transparente da simplicidade, a alegria que sente quem guarda o que conta: a proximidade fiel a Deus e ao próximo. Como seria belo se a mesma atmosfera simples e radiosa, sóbria e esperançosa, permeasse os nossos seminários, os nossos institutos religiosos, as nossas residências paroquiais! 8 grudnia ubiegłego roku, z okazji 150. Dekret Penitencjarii Apostolskiej z 8 grudnia 2020 r. Józefie rozpoznał serce ojca, zdolne do dawania i odradzania życia w codzienności. Do tego zmierzają powołania: do rodzenia i odradzania życia każdego dnia. Pan pragnie kształtować serca ojców, serca matek: serca otwarte, zdolne do wielkiego zaangażowania, hojne w dawaniu siebie, współczujące w pocieszaniu smutków i mocne, aby umacniać nadzieje. Józef sugeruje nam trzy słowa klucze dotyczące powołania każdego z nas. Wszyscy w życiu marzą o spełnieniu. I słuszne jest karmienie wielkich oczekiwań, wzniosłych perspektyw, których nie są w stanie zaspokoić ulotne cele, takie jak sukces, pieniądze czy rozrywka. Były to boskie wezwania, ale nie było łatwo je przyjąć. Po każdym śnie Józef musiał zmieniać swoje plany i podjąć wyzwanie, poświęcając swoje własne plany, aby dostosować się do tajemniczych planów Boga. Czym był sen nocny, by pokładać w nim tak wielką ufność? Istotnie, sny doprowadziły Józefa do wydarzeń, których nigdy by sobie nie wyobraził. Egiptu, ale ocalił życie jego rodziny.

Po trzecim, który zapowiadał powrót do ojczyzny, czwarty zmusił go do ponownej zmiany planów, kierując z powrotem do Nazaretu, właśnie do miejsca, w którym Jezus miał rozpocząć głoszenie królestwa Bożego. Józefa i jego powołania jest służba. Ewangelie ukazują, że on we wszystkim żył dla innych, a nigdy dla siebie. Boży nazywa go przeczystym oblubieńcem, ujawniając w ten sposób jego zdolność do miłowania, bez zatrzymywania czegokolwiek dla siebie. Służba, będąca konkretnym wyrazem daru z siebie, była dla św. Józefa nie tylko wzniosłym ideałem, ale stała się regułą codziennego życia. Chętnie myślę o świętym Józefie, opiekunie Jezusa i Kościoła, jako o opiekunie powołań. Z jego gotowości do służby wypływa bowiem jego troska wyrażająca się w opiece. Ewangelia, wskazując na jego gotowość i poświęcenie dla rodziny. Nie marnował czasu na zamartwianie się tym, co było nie po jego myśli, żeby nie tracili na tym ci, którzy byli pod jego opieką. Obok Bożego powołania — które spełnia nasze największe marzenia — i naszej odpowiedzi — która przybiera formę ochoczej służby i troskliwej opieki — jest jeszcze trzeci aspekt, który przewija się przez życie św. Józefa i powołanie chrześcijańskie, naznaczając jego codzienność: wierność. Nie bój się: są to słowa, które Pan kieruje także do ciebie, droga siostro, i do ciebie, drogi bracie, gdy pomimo niepewności i wahań czujesz, że nie możesz już dłużej odkładać pragnienia oddania Jemu swojego życia.