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22 апреля, 2021 от Gorod Выкл

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Questa voce o sezione sull’argomento istruzione è priva o carente di note e riferimenti bibliografici puntuali. Il termine è spesso ritenuto complementare a insegnamento o istruzione anche se quest’ultima tende a indicare metodologie più spiccatamente «trasmissive» dei saperi. Esistono tre tipi di educazione: la formale, la non formale e l’informale. La prima disciplina che studiò sistematicamente i problemi dell’educazione fu la pedagogia, che si concentrò sull’educazione infantile. Lo stesso argomento in dettaglio: Educazione nell’antica Grecia.

L’evoluzione della cultura e della società umana sono strettamente legate al processo di acquisizione di conoscenza unitamente a quello di costruzione e trasmissione di saperi. Il termine educazione è strettamente legato a quello di pedagogia, disciplina che, secondo la moderna accezione, si occupa del suo studio sistematico. Aristotele, nella sua Politica, sosteneva che «l’educazione deve essere un oggetto di controllo pubblico, non privato». Gradualmente, nei processi di educazione formale, l’utilizzo del «programma» diventa una prassi importante. Questa voce o sezione sugli argomenti linguistica e scienze sociali è ritenuta da controllare. L’educazione è basata fortemente sulla cultura di un popolo e può portare a delle regole molto diverse o addirittura opposte man mano che due culture si allontanano nello spazio o nel tempo. A livello europeo sin dal 1953 la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali con l’art. A livello nazionale quasi tutti i Paesi possiedono legislazioni che garantiscono le fondamentali forme di educazione ai propri cittadini anche se non tutti riescono ad applicarle pienamente.

Educatori infantili: coloro che operano nelle strutture prescolastiche. Maestri elementari: coloro che esercitano le loro attività di insegnamenti nella scuola primaria. Educatori professionali socio-pedagogici: coloro che svolgono attività educativa, formativa e pedagogica formale, non formale e informale, nelle varie fasi della vita, in una prospettiva di crescita personale e sociale. Educatori professionali socio-sanitari: coloro che svolgono la loro attività in ambito socio-sanitario all’interno di un progetto terapeutico. Formatori: coloro che preparano le persone a svolgere un’attività, una professione o comunque a iniziare un cambiamento personale. Istruttori: coloro che svolgono un ruolo «cerniera» tra le esigenze degli allievi e dei docenti all’interno di un corso di formazione. Animatori socio-educativi: coloro che si inseriscono all’interno di una comunità di apprendimento al fine di rafforzare o supportare, anche dal punto di vista motivazionale, una parte di un intervento educativo. Educare»: azione attraverso la quale gli individui sviluppano o perfezionano facoltà e attitudini intellettuali, sociali e fisiche.

Istruire»: azione attraverso la quale idee o concetti vengono trasmessi da parte di un insegnante o di un tutor. Didattica: che è la disciplina della pratica educativa e dell’insegnamento. Che si differenzia dalla matetica che è la disciplina che studia l’apprendimento. Si è evidenziato come il processo educativo sia molto più ampio e distinto rispetto a quello dell’istruzione, intesa come insieme delle tecniche e delle pratiche per mezzo delle quali a un individuo vengono trasmesse nozioni teoriche o tecnico-operativo di una disciplina, di un’arte o di un’attività. Il processo educativo, qui rappresentato in modo schematico, è in realtà un fenomeno di tipo complesso a causa delle molte variabili coinvolte, alcune delle quali di difficile controllabilità. Possiede inoltre forme di retroazione tra le quali quella più tipica si instaura tra docente-discente e mette spesso in atto processi di apprendimento reciproco. In queste fasi anche colui che insegna «impara» a insegnare.

Esistono fondamentalmente tre categorie o sistemi di educazione: i sistemi «formali», quelli «non formali» e quelli «informali». Nel mondo: nella maggior parte dei Paesi l’educazione dell’individuo è affidata, oltre che alle diverse agenzie dell’educazione non-formale e informale, ai diversi gradi della scuola pubblica con variabili livelli di obbligatorietà di frequenza. In Italia: nell’ordinamento scolastico italiano la cosiddetta «scuola dell’obbligo» è suddivisa in cinque anni di scuola elementare e tre di scuola media. La frequenza scolastica è obbligatoria dal compimento del sesto anno di età fino al diciottesimo. In particolare il Reggio Emilia approach è una filosofia educativa che si fonda sull’immagine di un bambino e, in generale, di un essere umano portatori di forti potenzialità di sviluppo e soggetti di diritti, che apprendono, crescono nella relazione con gli altri. Questo progetto educativo globale, che viene portato avanti nelle Scuole e nei Nidi d’infanzia del Comune di Reggio Emilia e al quale si ispirano scuole di tutto il mondo, si fonda su alcuni tratti distintivi: la partecipazione delle famiglie, il lavoro collegiale di tutto il personale, l’importanza dell’ambiente educativo, la presenza dell’atelier e della figura dell’atelierista, della cucina interna, il coordinamento pedagogico e didattico. Lo stesso argomento in dettaglio: Istruzione primaria e Istruzione secondaria.

Sono tutte quelle «attività educative organizzate» al di fuori del sistema di educazione formale. Sono tutti quei processi per mezzo dei quali, anche inconsapevolmente, si originano nell’individuo fenomeni educativi. Questo evento, altrettanto importante e spesso legato alla quotidianità, permette l’acquisizione di alcuni valori fondamentali, di molte abilità anche sociali e di conoscenze che potranno rivelarsi basilari nelle scelte di vita future. Questo tipo di approccio all’insegnamento trova la sua origine intorno agli anni ’80 del secolo scorso. Tra gli autori ad aver spiccato per la creazione in Minnesota, di un metodo che costituirà la base dei principi del Cooperative Learning, chiamato Learning Together, si trovano David W. In Italia due autori, Comoglio e Cardoso, definirono delle condizioni per l’applicazione del Cooperative Learning in classe.

Ogni partecipante dovrà essere consapevole di trovarsi in un ambiente di insegnamento in cui ognuno avrà la propria influenza sugli altri componenti, per cui tutti saranno responsabili del successo del gruppo. La leadership non verrà attribuita a singoli partecipanti ma ognuno avrà il suo ruolo fondamentale per la riuscita del compito. L’insegnante deve predisporre la formazione del gruppo di lavoro affinché funzioni, e rendere al corrente degli obiettivi specifici che ogni partecipante dovrà raggiungere. Infine, saranno messe a punto le valutazioni di cui si discuterà per trovarne punti di forza e di criticità. Le diverse idee verranno raccolte e scritte su una lavagna, si procederà con l’analisi di queste discutendone una risposta omogenea e obiettiva. La tecnica del brainstorming, sebbene fosse diffusa già dai tempi del Medioevo in altre forme, cominciò la sua diffusione intorno agli anni ’50 del 1900 grazie a un pubblicitario: Alex F. Nell’ambito educativo è una metodologia che trova numerose approvazioni in quanto permette agli studenti di mantenere la concentrazione su un determinato argomento, poiché viene richiesta la propria opinione che consentirà di creare una definizione univoca del concetto posto in partenza.

Il circle time è una metodologia spesso utilizzata nella scuola dell’infanzia che sfruttando la metafora della tavola rotonda in cui ognuno seduto all’interno di un cerchio occupa una posizione importante, nessuno avrà la posizione di leader, solamente l’insegnante avrà il ruolo di conduttore della discussione. Il tempo del cerchio sviluppa nel bambino competenze sociali e affettive. L’insegnante chiederà ai bambini di disporsi ponendo le sedie in modo da formare un cerchio e si servirà di un oggetto di qualsiasi natura per gestire i turni all’interno della conversazione. Il conduttore dovrà aiutare i partecipanti a esprimere sentimenti riguardanti situazioni vissute nella loro vita, punti di vista su argomenti: questo aspetto permette al singolo bambino di sviluppare consapevolezza di sé. Il learning by doing è una metodologia didattica messa a punto da John Dewey, il quale fondò a Chicago una scuola per bambini dai 6 agli 11 anni, nella facoltà di psicologia dell’Università, per testare l’apprendimento fondato sull’esperienza diretta. Dewey abbandona l’insegnamento ormai superato basato sulla didattica frontale. L’insegnante deve individuare un obiettivo che riesca a motivare la partecipazione dei bambini, questi ultimi dovranno sperimentare sulle conoscenze utilizzando le loro potenzialità acquisite in precedenza.

Il bambino dovrà sviluppare il pensiero divergente, agendo direttamente sugli apprendimenti i quali verranno interiorizzati riuscendo in tal senso ad applicare le conoscenze acquisite in ambiti differenti da quelli sperimentati inizialmente. La lezione frontale è una metodologia formativa che permette la trasmissione di saperi teorici. L’insegnante inizialmente espone concetti utilizzando prettamente modelli, successivamente lascia la parola agli uditori affinché chiedano chiarimenti. Durante una didattica frontale si possono utilizzare anche strumenti, quali manuali, libri di testo o supporti multimediali per la fruizione di materiali online. Il problem solving è una metodologia che vede l’apprendimento come un processo che conduce il soggetto alla soluzione di problemi, attraverso il pensiero divergente. In ambito didattico questo tipo di tecnica è utilizzata prettamente per l’insegnamento della matematica. Nel problem solving si individuano degli elementi caratterizzanti.

Inizialmente il soggetto si trova davanti allo studio del problema, deve comprendere cosa ha di fronte e raccogliere il maggior numero possibile di informazioni, successivamente si farà una previsione si metteranno a punto gli strumenti e i tempi necessari. Dopodiché inizierà la fase vera e propria della ricerca in cui si studieranno cause, conoscenze e dati. Nel mentre si monitoreranno i risultati, se è necessario cambiare metodo o si sta percorrendo una strada che porterà a un esito positivo. Dopo il monitoraggio ci sarà lo studio dei risultati. Role playing o gioco di ruolo nasce inizialmente come terapia psicologica per la gestione delle emozioni, è utilizzata tuttora soprattutto in ambito didattico e costituisce quindi una metodologia educativa che ha lo scopo di permettere al soggetto protagonista dell’apprendimento di immedesimarsi nel ruolo di un particolare personaggio. Secondo i principi del learning by doing questo consente di acquisire, interiorizzandolo, uno specifico apprendimento.

Finlandia e in Olanda che ha lo scopo di trasmettere contenuti in inglese, in questo caso si riesce a unire trasmissione di apprendimenti e acquisizione o perfezionamento di una lingua differente da quella madre. La lingua deve essere calibrata sulle conoscenze degli studenti, altrimenti lo studio della disciplina non avrebbe successo, l’insegnante a tal proposito dovrà tradurre passando da una lingua all’altra attraverso il code-switching, nel caso gli alunni mostrassero criticità. Il modello educativo del flip teaching consiste prevalentemente nel capovolgere la didattica, far svolgere il lavoro che di solito gli studenti svolgono a casa, a scuola e viceversa. Gli alunni familiarizzeranno con i contenuti da acquisire nelle proprie case, successivamente a scuola porranno all’insegnante domande che avranno preparato nella prima fase dell’apprendimento. Successivamente l’insegnante fornirà attività fondate sulla ricerca attiva e sul problem solving, rivestendo il ruolo di guida che darà aiuti nel caso fossero richiesti. La metodologia si basa prevalentemente sull’uso di dispositivi elettronici quali computer o tablet, sia per la fase di studio individuale sia per quella di ricerca attiva. Per questo mostra delle criticità in quanto si potrebbero ridurre i rapporti umani.

Alcuni orientamenti pedagogici ripropongono di dare spazio all’educazione differenziata separando fisicamente i due sessi, in tutte o in alcune fasi dell’azione educativa. Lo stesso argomento in dettaglio: Educazione per sordi. Bambini e ragazzi appartenenti alla comunità sorda necessitano di pedagogia speciale. Lo stesso argomento in dettaglio: Educazione ambientale. Lo stesso argomento in dettaglio: Educazione civica ed Educazione interculturale. Non sempre è scontato conoscere il proprio corpo, ciò che gli fa bene o gli è nocivo.

Lo stesso argomento in dettaglio: Educazione fisica. Il corpo umano ha bisogno di movimento, sia per una corretta crescita, sia per il mantenimento di valide condizioni di salute. Se in passato la vita meno sedentaria favoriva l’acquisizione di corretti stili di vita attiva, le società post-industrializzate, informatizzate e globalizzate, mortificano la dimensione corporea dell’uomo nello sviluppo armonico della persona. Un ramo particolare dell’educazione alla conoscenza del proprio corpo è l’educazione sessuale, principalmente perché talvolta certi argomenti non sono trattati per pudore nelle società più evolute, e inoltre per le differenze tra uomo e donna che si ritrovano ad avere problemi e necessità differenti. Lo stesso argomento in dettaglio: Educazione alimentare. Questa sezione sull’argomento istruzione è ancora vuota.

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L’educazione tecnica mira a dare la mentalità e delle conoscenze tecniche per affrontare semplici problemi. Tali conoscenze costituiscono la base per ogni studio approfondito di materie correlate alla tecnologia. Lo stesso argomento in dettaglio: Educazione artistica ed Educazione musicale. L’idea di armonizzare i sistemi educativi europei, nasce fin dall’avvento della Comunità europea ma inizia a realizzarsi solo negli anni novanta. Rist and Schneider, Integrating Vocational and General Education: A Rudolf Steiner School, UNESCO Institute for Education, Hamburg 1979, ISBN 92-820-1024-4, p. Nordlund, «Art Experiences in Waldorf Education», Ph. Southworth, Cheryl Ridgeway, Geometry, fir trees and princes: Imaginative cognition in education, Ph.

Conceptions of Curriculum and Curriculum Specialists. In Handbook of Research on Curriculum: A Project of the American Educational Research Association, edited by Philip W. Reynolds, Patrick Slattery, and Peter M. Understanding Curriculum: An Introduction to the Study of Historical and Contemporary Curriculum Discourses. Il comportamentismo, a cura di Paolo Meazzini, tr. Adriano Corao e Mario Di Pietro, Firenze: Giunti-Barbera, 1984 e Milano: Fabbri, 2007. Psychology as a behaviorist view, Psychological review, 20, 2, 158-177.

1993 — The Children’s Machine: Rethinking School in the Age of the Computer. I bambini e il computer, Rizzoli, Milano. Dalla programmazione educativa e didattica alla progettazione curricolare. Modelli teorici e proposte operative per la scuola delle competenze. The role of tutoring in problem solving, in Journal of Child Psychology and Psychiatry, volume 17, da pp. Il manifesto della progettazione, Roma, Armando 1997.

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Teacher’s beliefs and gender differences in mathematics: a review, in Educational research, 1999, 41, 63-76. Single-sex versus coeducational environment and achievement in adolescent females, in Adolescence, 27, 578-594. Women and mentoring: A review and research agenda, Academy of Management Review, 13,65-70. Learning to Lose: sexism in education. Madchen und Grundschulmathematik: ergebnisse einer vierjahrigen langsschnittuntersuchung zu ausgewalten geschlechtsbezogenen unterschieden in der Leistungsentwicklung, in Zeitschrift fur Entwicklungspsychologie und Padagogische Psychologie, 26, 101-111. Questa voce o sezione sull’argomento Lazio è ritenuta da controllare.

Tra gli autori ad aver spiccato per la creazione in Minnesota, il termine è spesso ritenuto complementare a insegnamento o istruzione anche se quest’ultima tende a indicare metodologie più spiccatamente «trasmissive» dei saperi. Il Colle Palatino, controlla la cartella spam. Non è vero? In Educational research, lo stesso argomento in dettaglio: Mura di Rieti. Si fonda su alcuni tratti distintivi: la partecipazione delle famiglie — che è una destinazione molto frequentata durante la stagione invernale.

Motivo: Ci sono 40mila bytes di troppo: bisogna togliere i recentismi e spostare un po’ di materiale in voci di approfondimento, per esempio la sezione storia così è sacrificata. 46 209 abitanti del Lazio, capoluogo dell’omonima provincia. Fondata all’inizio dell’età del ferro, divenne poi un’importante città dei Sabini. Fu conquistata dai Romani nel 290 a. Lo stesso argomento in dettaglio: Piana Reatina. Il centro di Rieti sorge a un’altitudine di 405 m s. In base alla Carta Geologica d’Italia redatta dal Servizio Geologico d’Italia il terreno su cui sorgono il centro e la periferia di Rieti è costituito da «alluvioni fluviali recenti terrazzate» e «fluvio-lacustri recenti», mentre le zone vicine ai laghi sono costituite da «terreni grigi scuri e bruni limnopalustri» e «luoghi torbosi». La natura dei terreni fa sì che la zona della conca reatina sia una zona a elevato rischio idrogeologico, incluso, secondo i dati 2008 di Legambiente, il Comune di Rieti. Il comune di Rieti si trova in un territorio sismico: è interessato infatti da un sistema di faglie che si estende tra la Conca di Rieti e i Monti Reatini.

Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Rieti Aeroporto. Il clima è continentale di fondovalle. Le piogge sono superiori a 1 000 mm annui, distribuite in circa 100 giorni di pioggia annui, con due massimi: il principale in autunno e il secondario in tarda primavera. Temporali estivi frequenti, con una media di 15 giorni complessivi di pioggia nel periodo giugno-agosto. Le nevicate sono più rare nel fondovalle, con una media annua di 25 cm di neve alla quota di 400 m s. C, con accumuli nevosi al suolo compresi tra 40 e 70 cm. Il nome della città di Rieti deriva da Reate, l’antico nome latino della città. Le origini del nome Reate si perdono nella notte dei tempi ed esistono più ipotesi.

Una prima versione vuole che il nome derivi da Rea Silvia, la madre di Romolo e Remo. Una seconda versione vuole che il nome di Reate derivi invece da Rea, madre di tutti gli dei e moglie di Crono. Lago Velino che ne ha condizionato la storia e lo sviluppo. L’antica Reate, secondo la leggenda fondata dalla dea Rea, sorse all’inizio dell’età del ferro, intorno al IX-VIII secolo a. Così come la fondazione della città si perde nella leggenda, anche i primi contatti con Roma non hanno contorni definiti, anche se è certo che tra Romani e Sabini avvenne una compenetrazione e che da un certo momento i Sabini si insediarono sul colle Quirinale, contribuendo notevolmente alla crescita ed al rafforzamento di Roma. La leggenda del ratto delle Sabine fa risalire i rapporti tra i due popoli immediatamente dopo la fondazione di Roma, quando Romolo, in cerca di alleanze e di donne con cui popolare la città, rapì con l’inganno le donne dei Sabini scatenando la guerra fra Roma e i popoli vicini, dei quali solo i Sabini rimanevano invincibili.

Dopo numerosi conflitti, la Sabina fu definitivamente assoggettata a Roma nel 290 a. Nel corso del tempo molte furono le antiche famiglie sabine che ascesero al successo nella città di Roma e ne seguirono le sorti. Il processo di cristianizzazione del territorio reatino fu avviato da San Prosdocimo nel I secolo, mentre la diocesi di Rieti fu fondata nel V secolo. In seguito alla caduta dell’impero romano, nel VI secolo Rieti vide l’arrivo dei Longobardi, che nel 568 avevano fatto il loro ingresso nella penisola. Barbari e pagani, ebbero ben presto a convertirsi al cristianesimo per mezzo dell’opera dei monaci benedettini della vicina Abbazia di Farfa. Dopo il saccheggio dei saraceni, avvenuto durante il X secolo, la città fu ricostruita. La figura del Vescovo assunse importanza fondamentale con la ricostruzione della cattedrale nel 1109. Nel 1151 la città fu assediata, presa per fame e poi distrutta da Ruggero II il Normanno. Divenne libero comune nel 1171 e si schierò sul fronte guelfo, sottoponendosi alla protezione papale. A seguito dello sdegno del popolo durante il giovedì Santo del 1228 e di successive minacce, i cittadini romani costrinsero Papa Gregorio IX a fuggire da Roma, dandogli tuttavia un salvacondotto per Rieti. Il 13 luglio 1234, nella Cattedrale di Santa Maria Assunta, papa Gregorio IX canonizzò san Domenico, fondatore dell’ordine domenicano. Nel 1378 Rieti si diede in signoria a Cecco Alfani, la cui famiglia dominò fino al 1425. Il XVI secolo si caratterizzò per l’emergere di grandi proprietari terrieri quali i Vincentini, i Vecchiarelli, i Potenziani, che, usufruendo della fertile pianura reatina ancora in corso di bonifica, diedero vita spesso ad aziende agrarie.

Grazie anche alla sua posizione strategica, al confine tra stato Pontificio e regno delle Due Sicilie, la città di Rieti fu molto attiva durante il risorgimento. La promozione a capoluogo di provincia permise alla città di dar vita a un processo di crescita più efficace. A partire dagli anni sessanta una spinta ulteriore verso la crescita industriale si ebbe con la nascita del nucleo industriale di Rieti-Cittaducale, grazie anche ai contributi della Cassa del Mezzogiorno. Tuttavia in seguito, complici l’interruzione dei finanziamenti dell’ente pubblico e la mancanza di collegamenti veloci, le industrie sono andate incontro ad una crisi che dura ancor oggi. Lo stesso argomento in dettaglio: Stemma di Rieti. Lo stemma della città è suddiviso in due parti ed è quindi uno stemma troncato. La metà inferiore a sfondo celeste riporta tre pesci ed una rete anch’essa d’argento. Il significato della metà superiore rimanderebbe all’opera romana di bonifica, eseguita per mano proprio di Manio Curio Dentato, quindi la scena simboleggerebbe il ringraziamento della popolazione del capoluogo sabino nei confronti di colui che liberò l’odierno territorio della piana reatina dalle acque paludose del lago. Originariamente lo stemma della città era costituito interamente da una semplice rete senza la rappresentazione dei pesci e della scena presente nella parte superiore. Caratteristico il centro storico, posto su una leggera altura ai margini della conca reatina, protetto su un lato da una cinta muraria di origine medievale ancora ben conservata. La città può contare sulla presenza di due santuari francescani, quello di Fonte Colombo e quello de La Foresta e sulla vicinanza con altri due, siti nei vicini comuni di Greccio e Poggio Bustone. Lo stesso argomento in dettaglio: Chiese di Rieti. Cattedrale basilica di Santa Maria Assunta Costruita tra il 1109 e il 1225, presenta un esterno in stile romanico e un interno barocco. Basilica di Sant’Agostino Innalzata a metà del XIII secolo, è una delle più importanti chiese di Rieti. Santuari francescani della Valle Santa Nei dintorni di Rieti si trovano i quattro santuari fondati da San Francesco d’Assisi, che danno alla piana su cui sorge Rieti il nome di Valle Santa.

Resti del Ponte Romano Costruito nel III secolo a. Ponte Romano era parte dell’antica consolare Via Salaria, e rappresentava il principale accesso alla città da sud, nonché il collegamento tra centro storico e quartiere Borgo. Palazzo Vescovile o Palazzo Papale Innalzato nel 1283 in ragione della presenza a Rieti della curia papale, il Palazzo Vescovile è stato la dimora di diversi pontefici. Si trova a destra della Cattedrale, con la fiancata lungo via Cintia. La facciata romanica contiene una loggia, riportata all’aspetto originario con un restauro ad inizio novecento. Palazzo Comunale È il palazzo più importante di piazza Vittorio Emanuele II ed è la sede del municipio oltre che del Museo civico. Palazzo Vecchiarelli È collocato lungo via Roma, con un imponente portale e un’elegante facciata tardo rinascimentale. Fu realizzato sul finire del XVI secolo su progetto di Carlo Maderno. Palazzo Potenziani Fabri È situato in via dei Crispolti ed al suo interno ospita una serie di affreschi. Fondato nel XIII secolo, è stato posseduto prima dai Fabri e poi dai Potenziani fino 1979, quando fu sottoposto ad un impegnativo restauro, che ha permesso di riportarlo all’aspetto originario. Lo stesso argomento in dettaglio: Mura di Rieti. Mura romane La cinta muraria di epoca romana è in gran parte scomparsa, ma rimangono visibili numerose tracce, specialmente nei casi in cui edifici di epoca successiva ne hanno riutilizzato i blocchi.

Mura medievali Risalenti al XIII secolo, sono considerate tra le più imponenti e meglio conservate del Lazio. Porta San Giovanni, a nord, al termine di via Pennina che costituisce con via Roma l’asse nord-sud del centro storico. Porta Romana, a sud, oltre il fiume, sulla Via Salaria per Roma. Su di essa affacciano il Palazzo Comunale e Palazzo Dosi nonché gli storici caffè Gengarelli e Quattro Stagioni. Seminario e di via del Forno. Zona dei Pozzi La zona di via dei Pozzi è caratterizzata da un tessuto urbanistico tipico della città medievale, con stretti vicoli e archi. Museo civico Si compone di una sezione storico-artistica, collocata a Palazzo Comunale, e di una sezione archeologica, collocata a breve distanza nell’ex monastero di Santa Lucia. Monumento nazionale alla Lira In Piazza Cavour si trova un monumento dedicato alla lira italiana, inaugurato il 1º marzo 2003 all’indomani dell’introduzione dell’Euro. Lazio, che è una destinazione molto frequentata durante la stagione invernale.