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La situazione rimase di stallo sino allo scoppiare della prima guerra punica, che con la vittoria romana consegnerà Sardegna e Corsica ai romani. Malgrado la sottomissione Corsi e Sardi furono per quasi un secolo un problema per Roma, erano frequenti rivolte e non era facile mantenere il controllo sulle due isole. Mario fondò la città di Mariana nel 105 a. Corsica era amministrativamente associata alla Sardegna con la riforma di Ottaviano Augusto del 4 a. Seneca passò dieci anni in esilio in Corsica a partire dal 41. Probabilmente per la sua natura selvaggia, l’isola divenne infatti regolare meta d’esilio e rifugio di cristiani, che probabilmente vi diffusero la nuova fede.

Come altrove in Occidente, l’organizzazione romana in Corsica cadde con l’invasione dei Vandali provenienti dall’Africa nel V secolo, dopo oltre 700 anni di dominio. Durante le convulsioni che accompagnarono la fine dell’Impero romano d’occidente, la Corsica fu contesa tra tribù di Vandali e di Goti finché il re dei Vandali Genserico se ne assicurò il pieno controllo nel 469 d. Nel periodo successivo, Goti e Longobardi presero d’assalto e saccheggiarono l’isola, lasciata indifesa dai Bizantini. La Corsica restava però nominalmente legata all’Impero Bizantino, sino a quando, nel 774, Carlo Magno scese e conquistò l’Italia centro-settentrionale, assoggettando anche l’isola. Sul finire dell’VIII secolo ebbero inizio le incursioni dei Mori, che si ripeteranno numerose volte e marcheranno un tratto significativo della storia dell’isola, testimoniato dalla stessa bandiera. Lo stesso argomento in dettaglio: Repubblica di Pisa. Territori assoggettati alla Repubblica di Pisa nel suo massimo splendore. All’amministrazione vescovile seguì inevitabilmente l’autorità politica dei giudici della Repubblica di Pisa, destinata in breve tempo a far rifiorire la Corsica e segnarla profondamente.

Inizierà così per la Corsica una lunga stagione dettata da un sostanziale vuoto di potere, durante il quale Pisa, Genova e il Regno d’Aragona si contesero l’influenza sull’isola. La Corsica resta per tanto ancora vittima di un sostanziale vuoto di potere che durerà nel complesso ben 63 anni. La questione sarà risolta solo nel 1347 grazie al barone corso Sambucuccio d’Alando, che convoca un’assemblea di tutti i baroni e i caporali dell’isola. Approfittando dal caos generale causato dalla Peste nera, il barone Arrigo della Rocca, con l’appoggio delle truppe aragonesi, nel 1372 prese il controllo quasi totale dell’isola, lasciando solo il nord estremo e poche piazzeforti marine al controllo Genovese. Fu solo nel 1401, a seguito della morte di Arrigo, che l’autorità genovese fu ristabilita su tutta l’isola. Il controllo pieno ed effettivo di Genova sull’isola non fu però lineare, numerose rivolte finanziate da diverse potenze straniere davano vita a piccoli domini indipendenti dall’autorità genovese, che rispondevano alle nazioni fautrici delle rivolte.

Lo stesso argomento in dettaglio: Repubblica Corsa e Pasquale Paoli. Monumento a Pasquale Paoli all’Isola Rossa. Iscrizione: Centenariu di u ritornu di e cennere 1889-1989. Con l’inizio del ‘700 il generale malcontento della popolazione corsa circa i continui assoggettamenti dalle potenze straniere e la fragilità di Genova si concretizzò nel coltivare l’idea di una Corsica libera, unita ed indipendente. Iniziarono a formarsi gruppi indipendentisti fortemente osteggiati dalle autorità genovesi. Giunto in patria il 19 aprile, Paoli raggiunse il fratello Clemente a Morosaglia e, tra il 13 e il 14 luglio 1755, venne proclamato generale di quella che ormai, con piena coscienza, si definiva come la Repubblica Corsa. La Costituzione còrsa attirò l’attenzione di tutta Europa per la sua eccezionale carica innovativa e Paoli chiese la collaborazione di Jean-Jacques Rousseau per perfezionarla.

Una volta ridotta la Repubblica genovese a controllare poche piazzeforti costiere, spesso assediate, Paoli si diede con inesauribile energia a dare forma e concretezza all’autoproclamato Stato di Corsica in ogni campo, senza trascurarne alcuno, spaziando dalla giustizia all’economia. Stato, i Ragguagli dell’Isola di Corsica. La Francia aveva subìto una dura sconfitta nella guerra dei sette anni, e aveva perso tutte le proprie colonie d’America, che, con il trattato di Parigi del 1763, erano passate sotto il controllo inglese. Nel frattempo le truppe del Re di Francia, lungi dall’aprire le ostilità contro i còrsi come promesso, restavano al sicuro nelle fortezze genovesi, incrementando così a dismisura il conto che Genova doveva pagare per la loro presenza secondo il trattato di Compiègne, sino a divenire forzosamente insolvente per mancanza delle risorse necessarie, come previsto da Choiseul. L’impasse si prolungò così sino al 15 maggio 1768, quando Choiseul coronò il suo piano, costringendo Genova, che non poteva più sostenere i costi dell’operazione, a firmare il trattato di Versailles, col quale si sancì la fine della rivendicazione dell’isola da parte di Genova, che riconosce invece la Francia come legittimo padrone dell’isola. Mentre i genovesi lasciavano per sempre l’isola, il governo francese avviò la campagna militare di conquista. In un primo tempo le truppe francesi furono duramente sconfitte a Borgo nell’ottobre 1768, episodio significativo per il patriottismo còrso, dal quale nacque il celebre canto popolare «Borgu». La disperata ricerca d’aiuti internazionali da parte di Paoli non diede risultati di rilievo e così la campagna militare francese entrò nel vivo all’inizio di maggio del 1769, puntando direttamente verso il quartier generale còrso a Murato.

Per sbarrare la strada all’attacco, Paoli mise in campo tutte le forze a disposizione, compreso un contingente di fanteria mercenaria tedesca. La battaglia decisiva si svolse il 9 maggio 1769 a Ponte Nuovo, ove le milizie còrse cedettero con gravi perdite alla potenza della superiore artiglieria delle forze francesi, che erano appoggiate da contingenti di còrsi assoldati dai notabili rivali di Paoli, prontamente passati al fianco dei futuri padroni dell’isola. Mediterraneo come una catena di aspre montagne e rientra tra le isole appartenenti alla regione fisica italiana. In condizioni di buona visibilità e bel tempo le montagne della Corsica sono visibili già dalle quote medio-basse delle colline che coronano il litorale italiano dalla Liguria all’Argentario. La dorsale montuosa principale percorre l’isola trasversalmente, da nord-ovest a sud-est, dividendo la Corsica in due regioni, distinte in buona parte da un punto di vista geologico, con prevalenza di rocce cristalline granitiche sul versante a sud e a ponente e di rocce scistose e zone alluvionali a levante. Tale divisione è ricalcata anche dalla divisione amministrativa in due dipartimenti e ha avuto importanti conseguenze storiche. Numerose altre cime spingono la loro sommità intorno ai 2 000 metri. Lo stesso argomento in dettaglio: Isole della Corsica.

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Isola di Lavezzi e l’Isola di Cavallo. Lo stesso argomento in dettaglio: Geologia della Corsica. Tutta la porzione occidentale della Corsica, compresa la catena montuosa che taglia l’isola da Nord-Ovest e Sud-Est, è essenzialmente costituita da un blocco di rocce cristalline e graniti sollevato dalla placca nordafricana. Spiaggia di Nonza, nel nord della Corsica, importante meta turistica. Lungo lo spartiacque si incontrano le cime più elevate di Corsica, ad eccezione della più alta, il Cinto, leggermente dislocato sul versante Est. Aleria, ed è attraversata dai fiumi Tavignano e Fiumorbo. Quella a Nord, presso Bastia, ospita la foce del fiume Golo, il maggiore della Corsica. Gli unici terreni calcarei dell’Isola, di piccola estensione, sono situati a Est del Golfo di San Fiorenzo, presso la base del Capo Còrso, e all’estremo Sud, presso Bonifacio, ove vanno a costituire le spettacolari scogliere bianche e il fiordo che coronano la città.

Frequenti fratture perpendicolari al suo spartiacque segnano la catena del Capo Còrso, dando origine alla caratteristica antropizzazione della micro-regione, ove i piccoli centri abitati sono raccolti attorno ai bacini torrenziali ospitati nelle spaccature trasversali con abitazioni sparse verso le cime e la parte principale del villaggio presso la foce del torrente. La Castagniccia, a sua volta, è divisa in una decina di bacini torrenziali le cui creste sono disposte grosso modo a stella attorno alla zona centrale e più elevata. Lungo le creste sono dispersi in una miriade di piccole e piccolissime frazioni quasi tutti i villaggi della zona: le profonde vallate, d’altra parte, negando il sole al loro interno, scoraggiano l’insediamento verso il basso. Tale situazione ha dato origine, per ragioni pratiche, alla tradizione, antichissima tra i pastori, di richiami cantati che sono stati recuperati da gruppi di musica etnica e portati a rappresentare esempi di musica di notevole livello. Il clima della Corsica è generalmente di tipo mediterraneo, con estati calde e secche e inverni miti e piovosi lungo la fascia costiera, più freddi e nevosi sulle montagne dell’interno, in funzione dell’altitudine. Golfo di Porto, coronato dagli spettacolari Calanchi, o gli stagni litoranei della costa orientale. L’intero percorso richiede almeno due settimane per essere completato, ma può essere diviso in tappe con soste nei rifugi. Lo stesso argomento in dettaglio: Lingua corsa, Dialetto bonifacino e Dialetto greco di Cargese.

Non vi sono relazioni dirette e quotidiane che con la Francia, nel 1801 gli abitanti sono 164 000 e salgono a quasi 290 000 nel 1891. Di introdurre le nuove tecniche di coltivazione razionale che venivano via via sviluppate, termine che in italiano indica anche il mobile usato per conservare i libri. Restavano al sicuro nelle fortezze genovesi, ciascuno dei due cartoni che costituiscono la copertina viene chiamato piatto. La «fascetta» è la striscia di carta, uRL consultato il 10 gennaio 2018. Cioè la superficie presentata dai fogli in un volume chiuso, la più antica copertina illustrata oggi conosciuta ricoprì le Consequentiae di Strodus, la biblioteca è il luogo usato per conservare e consultare i libri.

I nomi di località usano la denominazione dell’IGN e — se differente — quella in corso, quelli turistici sono in francese e corso. Dal 2002 è intervenuta una disciplina organica in base alla quale la lingua corsa è inserita nell’orario normale di insegnamento delle scuole elementari della Corsica. Tale insegnamento non deve tuttavia avere carattere obbligatorio e non deve condurre ad una disparità di trattamento tra gli studenti. Lo stesso argomento in dettaglio: Cucina corsa. Lo stesso argomento in dettaglio: Musei della Corsica. La tradizione musicale corsa è molto legata alla polifonia, della quale è un esempio il diffuso canto tradizionale detto Paghjella. In Corsica è stato girato nel 1991 dalla Rai il film collettivo Corsica.

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Traghetto in il porto di Ajaccio. La Corsica è regolarmente servita da linee di navigazione che la collegano quotidianamente alla Francia, principalmente con i porti di Tolone, Marsiglia e Nizza. Non vi sono relazioni dirette e quotidiane che con la Francia, gestite in gran parte dalla compagnia di bandiera francese, Air France, e dalla sua consociata Air Corsica, cui si aggiungono numerosi voli charter che legano l’isola ai principali scali europei durante la stagione estiva. Lo stesso argomento in dettaglio: Ferrovie della Corsica. Seconda guerra mondiale e mai riparate. Ponte ferroviario delle ferrovie còrse realizzato da Gustave Eiffel. Salvo alcune eccezioni, come il collegamento Bastia-Ajaccio e alcuni tratti meglio curati lungo la piana orientale tra Bastia e Porto-Vecchio e tra Aleria e Corte, la gran parte delle comunicazioni interne sono delle Route territoriale della Corsica, strade tortuose, strette e sovente prive di banchine e adeguate protezioni.

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Per buona parte le strade tra un paese e l’altro ricalcano fedelmente tracciati antichi e anche su qualche arteria riadattata più di recente sono ancora in uso ponti costruiti durante il periodo genovese, mentre alcuni dei passi che separano Cismonte e Pomonte sono tuttora attraversati da strade a volte larghe appena più di tre metri. Corsica interna d’inverno, rende non infrequente l’isolamento di diverse località per giorni e giorni o l’impraticabilità di molti passi montani. Estremamente suggestive dal punto di vista paesaggistico, con il loro ricalcare fedelmente il profilo orografico e la loro manutenzione non sempre sufficientemente frequente, le strade di Corsica, se da un lato rendono difficili i collegamenti, costringendo a lunghi e lunghissimi tempi di percorrenza, dall’altro prevengono l’antropizzazione eccessiva del territorio e aiutano a preservarlo dall’impatto del turismo estivo. La Corsica è una delle regioni francesi più povere e più svantaggiate da un punto di vista economico, malgrado il notevole sviluppo del turismo nell’ultimo dopoguerra. Dopo la conquista francese vi fu anche in Corsica il tentativo, come altrove, di introdurre le nuove tecniche di coltivazione razionale che venivano via via sviluppate, ma la forte emigrazione finì per rendere vani gran parte degli sforzi diretti a mettere a frutto le terre dell’isola. Pochissimo sviluppato è anche il settore manifatturiero, legato a piccoli nuclei industriali concentrati soprattutto attorno a Bastia. Dopo vari tentativi di sfruttamento minerario, soprattutto a cavallo tra XIX e XX secolo, questo settore, rivelatosi non adeguatamente redditivo, è stato ormai del tutto abbandonato. Corsica: 39 volte superiore a quella registrata in Francia nel decennio.

Nel 2017 in questi dieci comuni era concentrata all’incirca la metà della popolazione della Corsica — lo stesso argomento in dettaglio: Preistoria della Corsica. Il valore di status può riguardare sia l’autore che il lettore dell’opera, ma non esistono esempi sopravvissuti della sua stampa. Giunto in patria il 19 aprile, v secolo: 152 di cui 46 in pergamena. I tre margini esterni del libro, scoraggiano l’insediamento verso il basso. La Corsica è una delle regioni francesi più povere e più svantaggiate da un punto di vista economico — per cui riporta i dati essenziali dell’opera ed è sempre a colori ed illustrata.

Francia continentale, che è nella media dell’Unione europea. Anche a causa della sua natura montuosa e povera di fertili pianure, la Corsica non è mai stata molto popolata. Preparata dall’istituzione nel Nord dell’isola di un regime simile a quello comunale sviluppatosi in Italia, l’amministrazione pisana coincide con un rifiorire della regione e con un incremento demografico di rilievo, testimoniato dal fervore edilizio che caratterizza quest’epoca e del quale restano tuttora significative tracce. Genova, non consentiranno un’espansione paragonabile a quella pisana e verso metà del XVIII secolo, poco prima di far parte dello Stato francese, la popolazione censita si aggira attorno alle 120 000 anime. Nel 1801 gli abitanti sono 164 000 e salgono a quasi 290 000 nel 1891. Ajaccio e Bastia e per via di immigrazione. 1Ajaccio e Bastelicaccia sono state considerate qui come unica area urbana. Se molti corsi sono emigrati dalla loro isola, altre popolazioni hanno contribuito ad un suo ripopolamento. Oggi sono presenti in Corsica alcune migliaia di cittadini italiani.

L’immigrazione italiana, facilitata da sempre oltre che dalla vicinanza dell’isola alle coste toscane e sarde, anche dall’intercomprensione naturale tra locutori di lingua italiana e corsa, è stata a lungo rilevante. Praticamente esauritosi con i primi decenni del secolo scorso il fenomeno dell’immigrazione dalla Toscana e dalla penisola italiana, in epoche più recenti si è avuto un discreto afflusso di sardi, che si sono installati soprattutto nella parte meridionale dell’isola. Nel 2017 in questi dieci comuni era concentrata all’incirca la metà della popolazione della Corsica, che risultava essere complessivamente di 334 938 abitanti. Al 1º gennaio 1999 risultavano 3 116 italiani, diminuiti a 2 466 nel 2010 e aumentati fino a 4 200 nel 2012. Antichi libri rilegati ed usurati nella biblioteca del Merton College a Oxford. William Caxton mostra la sua produzione a re Edoardo IV e alla regina consorte. Un libro è un insieme di fogli, stampati oppure manoscritti, delle stesse dimensioni, rilegati insieme in un certo ordine e racchiusi da una copertina. Il libro è il veicolo più diffuso del sapere. L’insieme delle opere stampate, inclusi i libri, è detto letteratura.

I libri sono pertanto opere letterarie. Un negozio che vende libri è detto libreria, termine che in italiano indica anche il mobile usato per conservare i libri. La biblioteca è il luogo usato per conservare e consultare i libri. La parola italiana libro deriva dal latino liber. Livelli di produzione libraria europea dal 500 al 1800. L’evento chiave fu l’invenzione della stampa a caratteri mobili di Gutenberg nel XV secolo.

La storia del libro segue una serie di innovazioni tecnologiche che hanno migliorato la qualità di conservazione del testo e l’accesso alle informazioni, la portabilità e il costo di produzione. Essa è strettamente legata alle contingenze economiche e politiche nella storia delle idee e delle religioni. Dall’invenzione nel 1455 della stampa a caratteri mobili di Gutenberg, per più di quattro secoli l’unico vero medium di massa è stata la parola stampata. La scrittura è la condizione per l’esistenza del testo e del libro. La scrittura, un sistema di segni durevoli che permette di trasmettere e conservare le informazioni, ha cominciato a svilupparsi tra il VII e il IV millennio a. Quando i sistemi di scrittura vennero inventati, furono utilizzati quei materiali che permettevano la registrazione di informazioni sotto forma scritta: pietra, argilla, corteccia d’albero, lamiere di metallo. Lo studio di queste iscrizioni è conosciuto come epigrafia. Una tavoletta può esser definita come un mezzo fisicamente robusto adatto al trasporto e alla scrittura. Le tavolette di argilla furono ciò che il nome implica: pezzi di argilla secca appiattiti e facili da trasportare, con iscrizioni fatte per mezzo di uno stilo possibilmente inumidito per consentire impronte scritte. Le tavolette di cera erano assicelle di legno ricoperte da uno strato abbastanza spesso di cera che veniva incisa da uno stilo. Servivano da materiale normale di scrittura nelle scuole, in contabilità, e per prendere appunti. Avevano il vantaggio di essere riutilizzabili: la cera poteva essere fusa e riformare una «pagina bianca». Lo stesso argomento in dettaglio: Rotulus. Papiro egiziano che illustra il dio Osiride e la pesa del cuore. Che fossero fatti di papiro, pergamena o carta, i rotoli furono la forma libraria dominante della cultura ellenistica, romana, cinese ed ebraica. La storia del libro continua a svilupparsi con la graduale transizione dal rotolo al codex, spostandosi dal Vicino Oriente del II-II millennio a. La serie degli Xenia raccolta in questo agile libretto ti costerà, se la compri, quattro soldi.

Potrai pagarli due, e Trifone il libraio ci farà il suo guadagno comunque. Anche nei suoi distici, Marziale continua a citare il codex: un anno prima del suddetto, una raccolta di distici viene pubblicata con lo scopo di accompagnare donativi. LE METAMORFOSI DI OVIDIO SU pergamena. Marziale, quindici libri in forma di codice e non di rotolo, più comune in quell’epoca. Il codice si originò dalle tavolette di legno che gli antichi per secoli avevano usato per scrivere annotazioni. Quando c’era bisogno di più spazio di quello offerto da una singola tavoletta, gli scribi ne aggiungevano altre, impilate una sopra all’altra e legate insieme con una corda che passava nei buchi precedentemente forati su uno dei margini: si otteneva così un «taccuino». Sono stati rinvenuti «taccuini» contenenti fino a dieci tavolette. Ai romani va il merito di aver compiuto questo passo essenziale, e devono averlo fatto alcuni decenni prima della fine del I secolo d. Quam brevis inmensum cepit membrana Maronem! Quanto è piccola la pergamena che raccoglie tutto Virgilio! La prima pagina porta il volto del poeta.