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29 апреля, 2020 от Gorod Выкл

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Le tavolette di argilla furono ciò che il nome implica: pezzi di argilla secca appiattiti e facili da trasportare, con iscrizioni fatte per mezzo di uno stilo possibilmente inumidito per consentire impronte scritte. Le tavolette di cera erano assicelle di legno ricoperte da uno strato abbastanza spesso di cera che veniva incisa da uno stilo. Servivano da materiale normale di scrittura nelle scuole, in contabilità, e per prendere appunti. Avevano il vantaggio di essere riutilizzabili: la cera poteva essere fusa e riformare una «pagina bianca». Lo stesso argomento in dettaglio: Rotulus. Papiro egiziano che illustra il dio Osiride e la pesa del cuore.

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Quando c’era bisogno di più spazio di quello offerto da una singola tavoletta, gli scribi ne aggiungevano altre, impilate una sopra all’altra e legate insieme con una corda che passava nei buchi precedentemente forati su uno dei margini: si otteneva così un «taccuino». Sono stati rinvenuti «taccuini» contenenti fino a dieci tavolette. Ai romani va il merito di aver compiuto questo passo essenziale, e devono averlo fatto alcuni decenni prima della fine del I secolo d. Quam brevis inmensum cepit membrana Maronem! Quanto è piccola la pergamena che raccoglie tutto Virgilio! La prima pagina porta il volto del poeta.

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Il colophon o colofone, il valore identitario permette al lettore di immedesimarsi e sentirsi parte della storia fino a riconoscersi nell’opera stessa. I ritrovamenti egiziani gettano luce anche sulla transizione del codex dal papiro alla pergamena. I primi incunaboli e manoscritti non avevano il frontespizio, è la parte più esterna del libro spesso rigida e illustrata. Ma non fu così: il codice di pergamena appare in zona allo stesso tempo di quello di papiro — i piccoli monasteri di solito possedevano al massimo qualche decina di libri, un libro spesso è arricchito di figure. Pelle o pergamena, il lato più importante di un libro in quanto determina il registro frontale della macchina da stampa.

Così si meravigliava Marziale in uno dei suoi epigrammi: l’Eneide da sola avrebbe richiesto almeno quattro o più rotoli. Omero, per esempio, Marziale la descrive come fatta di «cuoio con molte pieghe». Ma copie erano anche fatte di fogli di papiro. I ritrovamenti egiziani ci permettono di tracciare il graduale rimpiazzo del rotolo da parte del codice. Fece la sua comparsa in Egitto non molto dopo il tempo di Marziale, nel II secolo d. A tutt’oggi sono stati rinvenuti 1. Lo stesso argomento in dettaglio: Papiro e Pergamena. I ritrovamenti egiziani gettano luce anche sulla transizione del codex dal papiro alla pergamena. In teoria, in Egitto, terra ricca di pianta di papiro, il codice papiraceo avrebbe dovuto regnar supremo, ma non fu così: il codice di pergamena appare in zona allo stesso tempo di quello di papiro, nel II secolo d. Deios venne da noi e ci mostrò i sei codici di pergamena.

Non ne scegliemmo alcuno, ma ne raccogliemmo altri otto per i quali gli diedi 100 dracme in conto. Deios, a quanto pare un libraio ambulante, voleva vendere una quantità di almeno quattordici codici di pergamena, che interessavano un residente del villaggio egiziano. Il codex tanto apprezzato da Marziale aveva quindi fatto molta strada da Roma. Nel terzo secolo, quando tali codici divennero alquanto diffusi, quelli di pergamena iniziarono ad essere popolari. 160 codici, almeno 50 sono di pergamena — e rimane allo stesso livello nel V secolo. I codici più antichi che sono sopravvissuti fuori dall’Egitto risalgono al quarto e quinto secolo d. Bibbia, alcuni di Virgilio, uno di Omero e poco altro. In almeno un’area, la giurisprudenza romana, il codex di pergamena veniva prodotto sia in edizioni economiche che in quelle di lusso. Lo stesso argomento in dettaglio: Manoscritto.

Lo sviluppo della tecnologia comunicativa: tradizione orale, cultura del manoscritto, cultura della stampa, era dell’informazione. La caduta dell’Impero romano nel V secolo d. I monasteri continuarono la tradizione scritturale latina dell’Impero romano d’Occidente. I monaci irlandesi introdussero la spaziatura tra le parole nel VII secolo. Essi adottarono questo sistema perché leggevano con difficoltà le parole latine. Prima dell’invenzione e della diffusione del torchio tipografico, quasi tutti i libri venivano copiati a mano, il che li rendeva costosi e relativamente rari. I piccoli monasteri di solito possedevano al massimo qualche decina di libri, forse qualche centinaio quelli di medie dimensioni.

Il processo della produzione di un libro era lungo e laborioso. In quest’epoca si usavano differenti tipi di inchiostro, usualmente preparati con fuliggine e gomma, e più tardi anche con noce di galla e solfato ferroso. Ciò diede alla scrittura un colore nero brunastro, ma nero o marrone non erano gli unici colori utilizzati. Per tutto l’Alto Medioevo i libri furono copiati prevalentemente nei monasteri, uno alla volta. Con l’apparire delle università, la cultura del manoscritto dell’epoca portò ad un aumento della richiesta di libri e si sviluppò quindi un nuovo sistema per la loro copiatura. L’ebraismo ha mantenuto in vita l’arte dello scriba fino ad oggi. Anche gli arabi produssero e rilegarono libri durante il periodo medievale islamico, sviluppando tecniche avanzate di calligrafia araba, miniatura e legatoria. Il mondo islamico medievale utilizzò anche un metodo di riproduzione di copie affidabili in grandi quantità noto come «lettura di controllo», in contrasto con il metodo tradizionale dello scriba che, da solo, produceva una copia unica di un manoscritto unico. In xilografia, un’immagine a bassorilievo di una pagina intera veniva intagliata su tavolette di legno, inchiostrata e usata per stampare le copie di quella pagina.

Europa agli inizi del XIV secolo fu adoperato per produrre libri, carte da gioco e illustrazioni religiose. Lo stesso argomento in dettaglio: Stampa a caratteri mobili e Incunabolo. L’inventore cinese Bi Sheng realizzò caratteri mobili di terracotta verso il 1045, ma non esistono esempi sopravvissuti della sua stampa. I primi libri stampati, i singoli fogli e le immagini che furono creati prima del 1501 in Europa, sono noti come incunaboli. Folio 14 recto del Vergilius romanus che contiene un ritratto dell’autore Virgilio. L’autore e scriba borgognano Jean Miélot, raffigurato nel suo Miracles de Notre Dame, XV secolo.

Leggio con libri catenati, Biblioteca Malatestiana di Cesena. Si noti la copertina lavorata, le borchie d’angolo e i morsetti. Insegnamenti scelti di saggi buddisti, il primo libro stampato con caratteri metallici mobili, 1377. Le macchine da stampa a vapore diventarono popolari nel XIX secolo. 100 fogli l’ora, ma i tipografi erano in grado di impostare solo 2. Le macchine tipografiche monotipo e linotipo furono introdotte verso la fine del XIX secolo. 000 lettere l’ora e una riga completa di caratteri in maniera immediata.

I secoli successivi al XV videro quindi un graduale sviluppo e miglioramento sia della stampa, sia delle condizioni di libertà di stampa, con un relativo rilassamento progressivo delle legislazioni restrittive di censura. Lo stesso argomento in dettaglio: Formato carta. I libri a stampa sono prodotti stampando ciascuna imposizione tipografica su un foglio di carta. Nei libri antichi il formato dipende dal numero di piegature che il foglio subisce e, quindi, dal numero di carte e pagine stampate sul foglio. Nei libri moderni il formato è dato dall’altezza in centimetri, misurata al frontespizio, entro un minimo e un massimo convenzionalmente stabilito. Lo stesso argomento in dettaglio: Libro tascabile. Lo stesso argomento in dettaglio: Risguardi. Sguardie anteriori in carta marmorizzata a occhio di pavone in un libro del 1735. Le «carte di guardia», o risguardi, o sguardie, sono le carte di apertura e chiusura del libro vero e proprio, che collegano materialmente il corpo del libro alla coperta o legatura. Non facendo parte delle segnature, non sono mai contati come pagine. La loro utilità pratica è evidente in libri cartonati, o rilegati in tela, pelle o pergamena, dove aiutano a tenere unita la coperta rigida al blocco del libro. Nei libri in brossura e negli opuscoli i risguardi solitamente mancano, ma è spesso presente una singola carta di guardia in principio e in fine. Lo stesso argomento in dettaglio: Colophon. Il colophon o colofone, che chiude il volume, riporta le informazioni essenziali sullo stampatore e sul luogo e la data di stampa.

Lo stesso argomento in dettaglio: Copertina e Brossura. Di norma i fascicoli che costituiscono il libro vengono tenuti insieme da un involucro detto appunto ‘»coperta» o «copertina», è la parte più esterna del libro spesso rigida e illustrata. La più antica copertina illustrata oggi conosciuta ricoprì le Consequentiae di Strodus, libretto stampato a Venezia da Bernardo da Lovere nel 1484. Nel libro antico poteva essere rivestita di svariati materiali: pergamena, cuoio, tela, carta e costituita in legno o cartone. Poteva essere decorata con impressioni a secco o dorature. Ciascuno dei due cartoni che costituiscono la copertina viene chiamato piatto. I piatti hanno dimensioni leggermente più ampie rispetto al corpo del volume. In quest’ultimo caso si parla di brossura e l’unghiatura è assente. Nata con funzioni prettamente pratiche quali la protezione del blocco delle carte e il permetterne la consultabilità, la coperta assume nel tempo funzioni e significati diversi, non ultimo quello estetico e rappresentativo. Nel XIX secolo la coperta acquista una prevalente funzione promozionale. Il cartonato si diffonde nel XIX secolo, preferito per economicità, robustezza e resa del colore. Ha caratterizzato a lungo l’editoria per l’infanzia e oggi, ricoperto da una «sovraccoperta», costituisce il tratto caratteristico delle edizioni maggiori.