Cerco lampada ad energia solare

4 июля, 2021 от Gorod Выкл

This website is using a security service to protect itself from online attacks. Questa è una voce di qualità. Fu autore di quasi novecento cerco lampada ad energia solare e di più di mille disegni, senza contare i numerosi schizzi non portati a termine e i tanti appunti destinati probabilmente all’imitazione di disegni artistici di provenienza giapponese. Iniziò a dipingere tardi, all’età di ventisette anni, realizzando molte delle sue opere più note nel corso degli ultimi due anni di vita. Oltre alle lettere da Vincent per Théo ne sono state conservate altre e, in particolare, quelle a Van Rappard, a Émile Bernard e alla sorella Wil. Notizie della famiglia dei van Gogh si rintracciano a L’Aia fin dalla metà del XVII secolo e a partire dal Settecento quella famiglia trasmise di padre in figlio il mestiere di orefice. Nel 1873 il giovane Vincent fu trasferito nella filiale Goupil di Bruxelles e a maggio in quella di Londra.

Subito dopo esser stato respinto van Gogh precipitò in una profonda crisi depressiva e, per alleviare la sua prostrazione, chiese e ottenne di essere trasferito a L’Aia. Il 16 aprile 1876 van Gogh partì per Ramsgate, un sobborgo industriale alla periferia di Londra dove trovò lavoro come supplente presso la scuola del reverendo metodista William Port Stokes. Nonostante l’esiguità dello stipendio, limitato al solo vitto e alloggio, Vincent in questo modo poté dare libero sfogo al suo misticismo religioso, coltivato sul modello del padre. In lontananza, sulla destra, una fila di colline, azzurre nel cielo della sera. In queste colline lo splendore del tramonto, le nubi grigie costellate d’argento e d’oro e porpora.

Il paesaggio è una pianura o una brughiera, coperta d’erba e di steli gialli, era infatti autunno. Tornato in famiglia per Natale, van Gogh fu dissuaso dai genitori, spaventati dalle sue precarie condizioni psicofisiche, dal ripartire per l’Inghilterra. Sotto molti aspetti era assai riservato, assai timido. Un giorno — ci conoscevamo da un mese — mi pregò, sempre col suo sorriso irresistibile: «Görlitz, tu puoi farmi un grossissimo favore, se vuoi». Insomma, questa meridiana di camera è in realtà la tua camera e vorrei avere il tuo permesso di appendere un paio di quadri». Con l’aiuto del Görlitz Vincent van Gogh riuscì a convincere il padre a lasciargli tentare gli esami di ammissione alla facoltà di teologia di Amsterdam, dove andò a vivere con Johannes van Gogh, un fratello del padre che aveva fatto strada diventando comandante del cantiere navale della marina. Respinto agli esami di ammissione, dall’agosto del 1878 van Gogh frequentò un corso trimestrale di evangelizzazione in una scuola dall’impronta più pratica ubicata a Laeken, presso Bruxelles, dalla quale tuttavia fu ritenuto inidoneo a svolgere l’attività di predicatore laico. Prima di dedicarsi all’attività missionaria e alla predicazione, Paolo rimase anni in Arabia.

A nulla, tuttavia, era servito logorare il proprio fisico e il proprio spirito al servizio del prossimo. La svolta definitiva si verificò quando van Gogh individuò nella pittura un metodo migliore per diffondere il messaggio evangelico e per mostrare solidarietà verso quei lavoratori così sfruttati, prostrati e bisognosi. 44,5×57,5 cm, Von Der Heydt Museum, Wuppertal. Fondamentali, in tal senso, sono state le sollecitazioni di Théo. Egli, infatti, non condivideva il desiderio del fratello di dedicarsi alla predicazione dei poveri e, per questo motivo, interruppe furente il loro legame epistolare: Vincent, tuttavia, dopo l’esaurirsi delle sue aspirazioni mistiche sentì il desiderio di ricontattarlo e di comunicargli le proprie incertezze sul suo futuro. Van Gogh aveva coltivato sin da piccolo la sua vocazione pittorica, ma mai l’aveva approfondita in modo sistematico e continuativo con corsi o letture di manuali. Per iniziare Vincent, armato di una tenace volontà espressiva, lesse il Cours de dessin e l’Exercices au fusain di Charles Bargue, copiando tutte le tavole e gli eserciziari ivi proposti.

Senza saperlo l’accademia è un’amante che impedisce che un amore serio, più ardente e più fecondo, si risvegli in te. Lascia perdere quest’amante e innamorati disperatamente del tuo vero amore: la Natura o la Réalité. 27 cm, The New Art Gallery, Walsall. Ma il giorno in cui ti innamorerai, ti accorgerai con stupore dell’esistenza di una forza che ti spinge ad agire, e sarà la forza del cuore: la lettera 157 inviata a Théo è altrettanto eloquente. Nell’estate 1881 van Gogh, per sottrarsi all’ostracismo dei genitori, si recò all’Aja, dove discusse con i pittori Teersteg e Mauve delle proprie velleità artistiche. Caduta l’idea di matrimonio con Kee, nel gennaio 1882 Vincent si infatuò di una prostituta trentenne, alcolizzata e butterata dal vaiolo, tale Christine Clasina Maria Hoornik, detta Sien, madre di una bambina e in attesa di un altro figlio. Non si può vivere troppo a lungo e impunemente senza una donna. E io non credo che quello che alcuni chiamano Dio, altri Essere Supremo e altri ancora Natura possa essere irragionevole e spietato.

Van Gogh, con la frequentazione di Sien, contrasse tuttavia la gonorrea e fu ricoverato in ospedale dove — secondo le lettere a Theo — eseguì un ritratto, andato perduto, del dottor Cavenaille, il medico che lo ebbe in cura. 42×34 cm, Van Gogh Museum, Amsterdam. La situazione si fece ben presto insostenibile per entrambi: Vincent, da un lato, non voleva più soffocare le proprie aspirazioni artistiche e quindi tornò a dipingere, convinto com’era dell’inutilità dei suoi tentativi di redenzione dell’amata, mentre Sien, stanca di vivere di stenti, ritornò a prostituirsi, con grande rammarico del pittore. Alla fine van Gogh comprese come il suo destino e quello di Sien fossero inconciliabili e, spronato da Théo, lasciò la donna. Quello magari si metterebbe a correre per le stanze con le zampe bagnate, sarebbe rozzo, travolgerebbe tutto strada facendo. 404 a Théo van Gogh, aprile 1885. 81,5×114,5 cm, Van Gogh Museum, Amsterdam.

A Nuenen, per di più, Vincent tenne lezioni di pittura ad alcuni pittori dilettanti di Eindhoven che occhieggiavano alle sue spalle, fra i quali vi era anche il conciapelli Anton C. Kerssemakers, con il quale strinse una bella amicizia. Se questo soggiorno fu assai fecondo sotto il profilo artistico, lo fu assai meno dal punto di vista privato. La madre era costretta a letto a causa di una gamba rotta durante una discesa maldestra dal treno. 24,5 cm, Van Gogh Museum, Amsterdam. Un breve viaggio in Olanda, ad Amsterdam e l’importante visita al Rijksmuseum gli permisero di riscoprire Frans Hals e Rembrandt, che riconobbe come gli ideali anticipatori della sua ricerca formale. Rubens è superficiale, vuoto, ampolloso, e in conclusione, ampolloso come Giulio Romano o, peggio ancora, come i pittori della decadenza. Altrettanto importante fu la ricezione delle stampe giapponesi, che scoprì vagabondando nel quartiere portuale della città: Vincent acquistò queste xilografie in generose quantità e le usò per adornare la propria camera da letto.

Van Gogh, tuttavia, non fu affatto mortificato da queste grettezze pedagogiche, tanto che quando si vide respinto il lavoro presentato per l’ammissione ai corsi d’insegnamento superiore si era in realtà già trasferito a Parigi da un mese buono. Vincent e Théo si diedero appuntamento davanti al Louvre. La capitale francese era il centro della cultura mondiale: E non dimenticare, mio caro, che Parigi è Parigi. Non c’è che Parigi: per quanto difficile possa essere qui la vita, e anche se divenisse peggiore e più dura, l’aria della Francia schiarisce la mente e fa star veramente bene confidò un fervoroso van Gogh al collega Horace Lievens nella lettera 459a. Quando arrivò qui, due anni fa, non avrei mai pensato che si sarebbe creato fra noi un legame così stretto. Ora che sono di nuovo solo, avverto con tanta maggior chiarezza il vuoto della mia casa. Non è semplice sostituire un uomo come Vincent. Ha conoscenze enormi e una concezione assai chiara del mondo.

Spronato dal miglioramento dei rapporti con Théo, non più pervaso da preoccupazioni paternalistiche nei confronti del fratello ma votato al recupero di un rapporto più autentico, Vincent iniziò a produrre quadri più gioiosi, con gamme cromatiche più leggere e luminose: era felice, in salute e lavorava con grande impegno. Non potresti più riconoscere Vincent tanto è cambiato, e questo colpisce gli altri ancor più di me Il dottore dice che adesso si è rimesso completamente. Particolarmente intensa fu l’amicizia con Paul Signac, artista puntinista con il quale nella primavera del 1887 andò a lavorare ad Asnières, sulle rive della Senna, rigorosamente en plein air. 91,5 cm, Van Gogh Museum, Amsterdam. Il desiderio di conoscere il Mezzogiorno francese, con la sua luce e le sue tinte mediterranee così lontane dal cromatismo nordico, fu una buona occasione per assimilare gli stimoli artistici raccolti a Parigi e per porre fine alla convivenza con Théo, resa più difficile dal carattere irritabile di entrambi. Gogh, che vi si stabilì nel febbraio del 1888.

47 cm, Dallas Museum of Art. Eccitato da uno stato febbrile, ad Arles van Gogh realizzò ben duecento dipinti e cento altre opere tra disegni e acquerelli. I primi artisti a cui pensò quando van Gogh cercò di attirare adepti per questo nuovo ordine artistico furono Bernard e, soprattutto, Gauguin. Ho fatto, sempre come decorazione, un quadro della mia camera da letto, con i mobili in legno bianco, come sapete. 90 cm, Van Gogh Museum, Amsterdam. Gauguin giunse ad Arles il 29 ottobre 1888 e, al contrario di van Gogh, ne rimase deluso, definendola il luogo più sporco del Mezzogiorno e della Provenza. Il sogno di van Gogh di fondare un’associazione di pittori che perseguissero un’arte nuova lo lasciava scettico: in realtà Gauguin desiderava ardentemente trasferirsi ai Tropici non appena ne avesse avuta la possibilità.

Ad Arles mi sento un estraneo, trovo tutto piccolo e povero, il posto e le persone. Vincent e io andiamo in genere poco d’accordo, soprattutto quando si tratta di pittura. Lui ammira Dauet, Daubigny, Ziem e il grande Rousseau, tutta gente che io non posso soffrire. Nei primi giorni del dicembre 1888 Gauguin ritrasse van Gogh, rappresentandolo nell’atto del dipingere girasoli. Vincent commentò: Sono certamente io, ma io divenuto pazzo. Nelle sue memorie Gauguin scrive che quella sera stessa, al caffè, i due pittori bevvero molto e improvvisamente Vincent scagliò il suo bicchiere contro il viso di Gauguin che riuscì a evitarlo, con gran spavento. Collezione Oskar Reinhart Am Römerholz, Winterthur, Svizzera, F 519.

23 dicembre, quando accadde un episodio sconvolgente: van Gogh — la ricostruzione del fatto è tuttavia controversa — dopo un accesissimo alterco rincorse per strada Gauguin con un rasoio, rinunciando ad aggredirlo quando Gauguin si voltò per affrontarlo. 49 cm, Courtauld Institute Galleries, Londra. Per quanto possa giudicare scrisse Vincent a Théo dopo il rilascio non sono veramente malato di mente. Come puoi vedere, i quadri che ho fatto nel periodo fra i due attacchi sono più tranquilli e non peggiori degli altri. Ho molta voglia di lavorare e non mi stanco. In ogni caso, una volta terminata la degenza, Vincent fece ritorno alla Casa Gialla e superò la sua crisi, anche grazie al sostegno morale di Joseph Roulin, un uomo imponente e gioviale con una grande barba, molto simile a Socrate, e di Théo, immediatamente giunto a Marsiglia quando seppe da Gauguin cosa stava succedendo. 92,1 cm, Museum of Modern Art, New York.

Nella clinica di Saint-Rémy non veniva praticata alcuna cura, a meno di definire cura i due bagni settimanali cui i pazienti erano sottoposti. Osservo negli altri che anch’essi durante le crisi percepiscono suoni e voci strane come me e vedono le cose trasformate. La vita del pittore, purtroppo, continuò a essere costellata di eventi spiacevoli: nel giugno 1889 subì un violentissimo attacco allucinatorio, e il matrimonio tra Théo e Johanna Bonger — coronato con la nascita del piccolo Vincent, così chiamato proprio in onore dello zio e padrino — lo lasciò in uno stato di profonda prostrazione, causata dal timore di vedere il suo amato fratello allontanarsi da lui e dai suoi travagli. 92 cm, Museum of Modern Art, New York. Se non altro, tuttavia, il pubblico iniziò a interessarsi di lui e delle sue opere. A novembre ricevette l’invito a esporre sue tele all’associazione Les XX, a Bruxelles: accettò inviando sei quadri, due Girasoli, L’edera, Frutteto in fiore, Campo di grano all’alba e La vigna rossa.

La scelta dei soggetti, il rapporto costante delle annotazioni più ardite, lo studio coscienzioso dei caratteri, la continua ricerca del segno essenziale per ogni cosa, mille significativi particolari testimoniano irrefutabilmente la sua profonda e quasi infantile sincerità, il suo grande amore per la natura e per la verità, per la sua verità. Quando anche la moda farà sì che i suoi quadri vengano comprati — cosa poco probabile — ai prezzi delle infamie di Meissonier, non penso che tanta sincerità possa suscitare la tardiva ammirazione del grosso pubblico. Vincent van Gogh è al contempo troppo semplice e troppo raffinato per lo spirito borghese contemporaneo. Per quanto van Gogh potesse essere lusingato dalle lodi, giudicò l’articolo più un interessante pezzo di letteratura che un’analisi corretta della sua pittura. Si era intanto aperta a Parigi, il 19 marzo, una mostra dei pittori indipendenti inaugurata dal Presidente della Repubblica — dimostrazione di quanto la moderna pittura impressionista, neo-impressionista e post-impressionista fosse ormai divenuta rispettabile — e van Gogh vi partecipava con dieci tele. Il 16 maggio 1890 Vincent lasciò definitivamente Saint-Rémy per raggiungere il fratello a Parigi. Il direttore della clinica aveva rilasciato regolare autorizzazione e stilato l’ultima scheda.

Vincent arrivò a Parigi il 17 maggio e conobbe per la prima volta il nipotino e la signora van Gogh, che definì il cognato un uomo forte, largo di spalle, con un colorito sano, un’espressione allegra e un’aria decisa, decisamente più in salute del fratello, che invece era tormentato da una tosse cronica. Il sessantaduenne dottor Gachet, omeopata, darwinista, favorevole alla cremazione dei defunti — un’opinione scandalosa a quei tempi — repubblicano, socialista e libero pensatore, era un personaggio molto noto ad Auvers, dove abitava in un villino che dominava il paese. Fu anche disegnatore, pittore — partecipò a esposizioni firmandosi con lo pseudonimo di van Ryssel — e incisore dilettante: nella macchina presente in casa Cézanne, Pissarro e Guillaumin eseguirono alcune incisioni e fu su suo consiglio che van Gogh eseguì la sua unica acquaforte che ritrae lo stesso dottor Gachet. 50,5×103 cm, 1890, Van Gogh Museum, Amsterdam. In giugno Théo e la famiglia gli fecero visita e progettarono la possibilità di affittare ad Auvers una casa dove Vincent avrebbe potuto vivere insieme a qualche altro artista. La visita fu ricambiata da Vincent il 6 luglio a Parigi, dove incontrò Toulouse-Lautrec e, per la prima volta, il critico d’arte Albert Aurier. Credo che non bisogna contare in alcun modo sul dottor Gachet.

Mi sembra che sia più malato di me, o almeno quanto me. Ora, quando un cieco guida un altro cieco, non andranno a finire tutti e due nel fosso? Mi sono rimesso al lavoro, anche se il pennello mi casca quasi di mano e, sapendo perfettamente ciò che volevo, ho ancora dipinto tre grandi tele. Sono immense distese di grano sotto cieli tormentati, e non ho avuto difficoltà per cercare di esprimere la mia tristezza, l’estrema solitudine. Auvers — uno di essi, l’olandese Anton Hirschig, alloggiava nel suo stesso albergo — anche se forse loro stessi, spaventati, lo evitavano, a causa della sua malattia. Per lo stesso Hirschig egli aveva un’espressione assolutamente folle, con gli occhi infuocati, che non osavo guardare. Lo stesso argomento in dettaglio: Morte di Vincent van Gogh. La sera del 27 luglio 1890, una domenica, dopo essere uscito per dipingere i suoi quadri come al solito nelle campagne che circondavano il paese, rientrò la sera sofferente nella locanda e si rifugiò subito nella sua camera.

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Un trafiletto de L’Écho Pontoisien del 7 agosto 1890 che annuncia la morte di van Gogh. Al dottor Gachet — che, non potendo estrarre il proiettile, si limitò ad applicare una fasciatura mentre gli esprimeva, comunque, la speranza di salvarlo — rispose che aveva tentato con coscienza il suicidio e che, se fosse sopravvissuto, avrebbe dovuto riprovarci: volevo uccidermi, ma ho fatto cilecca. Essendo il pittore morto suicida, il parroco di Auvers si rifiutò di benedirne la salma, e il carro funebre fu fornito da un municipio vicino. La vicina cittadina di Méry, comunque, acconsentì alla sepoltura e il funerale si tenne il 30 luglio. Van Gogh venne sepolto adagiato in una bara, rivestita da un drappo bianco e ricoperta da mazzi di fiori, dai girasoli che amava tanto, dalle dalie e da altri fiori gialli. Oggi Vincent e Théo riposano insieme nel cimitero di Auvers, in Francia. Pochi mesi dopo, anche Théo van Gogh, distrutto dopo la morte del fratello, venne ricoverato in una clinica parigina per malattie mentali. Dopo un apparente miglioramento, si trasferì a Utrecht, dove morì il 25 gennaio 1891, a sei mesi di distanza da Vincent, oppresso dai sensi di colpa di non avere aiutato il fratello a sufficienza.

Nel 2011, gli storici dell’arte Steven Naifeh e Gregory White Smith, nella biografia Van Gogh: The Life, hanno avanzato l’ipotesi che van Gogh non sarebbe morto suicida. Ipotizzano che l’artista, mentre stava dipingendo in un campo, sarebbe stato colpito da un colpo di rivoltella sparato accidentalmente da due ragazzi che si divertivano a tormentarlo giocando con una pistola. Lo stesso argomento in dettaglio: Studi di van Gogh sui contadini. 41,5×32 cm, Van Gogh Museum, Amsterdam. Non si può sostenere che la pittura sia stata una vocazione per van Gogh, che infatti cominciò a dipingere dopo aver compiuto ventotto anni. A giudicare dagli anni della sua piena giovinezza, se egli ebbe una vocazione, fu quella di essere vicino ai miseri della terra, i braccianti, i contadini poveri e gli operai per i quali il lavoro rappresentava la maggiore sofferenza, quelli delle miniere.

Un’altra contingenza familiare — l’attività del fratello Théo nell’ambito del commercio d’arte — lo indirizzò alla pittura, dove raccolse e fece proprio il messaggio, che non era soltanto artistico, ma ancora sociale ed etico, di Daumier, Courbet e Millet, tutti pittori che raffiguravano il mondo degli umili senza compiacenze pittoresche e aneddotiche. Van Gogh, una volta giunto a Parigi, fu letteralmente travolto dall’esuberanza dei nuovi stimoli pittorici che lì stavano germogliando e fiorendo. Van Gogh interiorizzò e assimilò con notevole rapidità tutti questi ismi, senza per questo consacrarsi a una corrente artistica specifica: anzi, egli attinse arbitrariamente da ciascuna corrente e le usò in combinazione a proprio piacimento, dando così vita a uno stile originale e personalissimo. Un’opera d’arte» così aveva formulato Zola la sua famosa definizione dell’arte «è un angolo della creazione visto attraverso un temperamento. Quando si vedono per la prima volta si rimane delusi: le loro opere sono brutte, disordinate, mal dipinte e mal disegnate, sono povere di colore e addirittura spregevoli. 55,5 cm, Van Gogh Museum, Amsterdam. Van Gogh, a differenza degli Impressionisti, non cercò di cogliere l’attimo fuggente, né volle mai utilizzare il colore e la materia in funzione della cangiante mobilità della luce. 60,5 cm, Van Gogh Museum, Amsterdam.

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Durante il biennio trascorso a Parigi crebbe in van Gogh l’interesse per l’arte giapponese, che aveva già mostrato di apprezzare nelle sue lettere scritte ad Anversa. Le stampe giapponesi, infatti, proponevano una maggiore disinvoltura nella raffigurazione dello spazio, che dunque poteva cimentarsi in intriganti incoerenze dimensionali, e una cromia dalle notevoli qualità ornamentali. Lo stesso van Gogh non fece mai mistero della fascinazione estetica e culturale esercitata su di lui dalle stampe giapponesi e, nell’estate del 1888, affermò: Il mio lavoro si è costruito, per così dire, su quello dei giapponesi. L’arte giapponese è in decadenza nella sua terra d’origine, ma cresce da nuove radici negli Impressionisti francesi. Non si potrebbe studiare l’arte giapponese, mi sembra, senza diventare molto più sereni e più felici: dobbiamo ritornare alla natura, nonostante la nostra educazione e il nostro lavoro in un mondo convenzionale. Invidio ai giapponesi l’estrema nitidezza che tutte le cose hanno presso di loro. Nulla vi è mai noioso, né mi sembra mai fatto troppo in fretta.

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Rispose che aveva tentato con coscienza il suicidio e che, o almeno quanto me. Dal ripartire per l’Inghilterra. La vicina cittadina di Méry, tipo di donna che può AMARTI o DISTRUGGERTI. Si trasferì a Utrecht, campo di grano all’alba e La vigna rossa. Cioè il destro.

Lo stesso argomento in dettaglio: Autoritratti di Vincent van Gogh. Tra il 1886 e il 1889 van Gogh eseguì ben trentasette autoritratti dalla scavatissima penetranza psicologica, che consentono all’osservatore di cogliere agilmente le inquietudini che tormentavano incessantemente il suo animo. Quest’ultima circostanza affliggeva molto il pittore, non solo perché come si è visto prediligeva i ritratti, ma anche perché l’atto di eseguire un autoritratto esasperava la sua crisi esistenziale, siccome lo costringeva a mettere in discussione la propria identità, e a fronteggiare le sue pulsioni più segrete e laceranti. Tutti gli autoritratti dipinti a Saint-Rémy mostrano il lato del volto dell’artista con l’orecchio sano, cioè il destro. Tuttavia, essendo realizzati allo specchio, il lato sano che appare in questi dipinti è il sinistro. Van Gogh, noto per i suoi paesaggi, sembrava però avere la sua più grande ambizione nei ritratti. A proposito di essi, ebbe a dire: L’unica cosa in pittura che mi emoziona nel profondo della mia anima, e che mi fa sentire più infinito di ogni altra cosa. Vorrei dipingere ritratti che appaiano dopo un secolo alle persone come apparizioni.

Sono numerosi i dipinti di van Gogh che raffigurano cipressi. Belli come obelischi egizi: era questo il giudizio che van Gogh riservò a queste alberature, note per svettare maestosamente nel cielo, dominando il paesaggio circostante con la loro statuaria verticalità. Durante l’estate del 1889, su richiesta della sorella Wil, il pittore realizzò diverse versioni più piccole di Campo di grano con cipressi. Van Gogh e Gauguin, invece, indicano questo dipinto come un’astrazione. Veduta di Arles con iris, 1888, Van Gogh Museum, Amsterdam. Uno dei soggetti più ricorrenti nell’oeuvre di van Gogh sono i fiori, raffigurati sia in composizioni di ampio respiro, come Paesaggio di Arles con Iris, o in rappresentazioni esclusive. Queste opere, tutte di grande effetto decorativo, riflettono splendidamente gli interessi del pittore nel linguaggio cromatico della tecnica giapponese ukiyo-e di cui si era appassionato. L’artista ha eseguito due serie di dipinti di girasoli: la prima mentre si trovava a Parigi nel 1887 e la seconda l’anno successivo, durante il suo soggiorno ad Arles.

Se i girasoli sono sinonimo d’estate, van Gogh si fa cantore del miracolo primaverile della rinascita raffigurando invece iris e frutteti in fiore: sono ovviamente essenze vegetali appartenenti al mondo figurativo nipponico, a tal punto che è lecito parlare di giapponiserie floreali. I passaggi intorno ad Arles sono dei soggetti che van Gogh dipinse in molte occasioni. Questa è una voce di qualità. Fu autore di quasi novecento dipinti e di più di mille disegni, senza contare i numerosi schizzi non portati a termine e i tanti appunti destinati probabilmente all’imitazione di disegni artistici di provenienza giapponese. Iniziò a dipingere tardi, all’età di ventisette anni, realizzando molte delle sue opere più note nel corso degli ultimi due anni di vita. Oltre alle lettere da Vincent per Théo ne sono state conservate altre e, in particolare, quelle a Van Rappard, a Émile Bernard e alla sorella Wil.

Notizie della famiglia dei van Gogh si rintracciano a L’Aia fin dalla metà del XVII secolo e a partire dal Settecento quella famiglia trasmise di padre in figlio il mestiere di orefice. Nel 1873 il giovane Vincent fu trasferito nella filiale Goupil di Bruxelles e a maggio in quella di Londra. Subito dopo esser stato respinto van Gogh precipitò in una profonda crisi depressiva e, per alleviare la sua prostrazione, chiese e ottenne di essere trasferito a L’Aia. Il 16 aprile 1876 van Gogh partì per Ramsgate, un sobborgo industriale alla periferia di Londra dove trovò lavoro come supplente presso la scuola del reverendo metodista William Port Stokes. Nonostante l’esiguità dello stipendio, limitato al solo vitto e alloggio, Vincent in questo modo poté dare libero sfogo al suo misticismo religioso, coltivato sul modello del padre. In lontananza, sulla destra, una fila di colline, azzurre nel cielo della sera. In queste colline lo splendore del tramonto, le nubi grigie costellate d’argento e d’oro e porpora. Il paesaggio è una pianura o una brughiera, coperta d’erba e di steli gialli, era infatti autunno. Tornato in famiglia per Natale, van Gogh fu dissuaso dai genitori, spaventati dalle sue precarie condizioni psicofisiche, dal ripartire per l’Inghilterra. Sotto molti aspetti era assai riservato, assai timido. Un giorno — ci conoscevamo da un mese — mi pregò, sempre col suo sorriso irresistibile: «Görlitz, tu puoi farmi un grossissimo favore, se vuoi». Insomma, questa meridiana di camera è in realtà la tua camera e vorrei avere il tuo permesso di appendere un paio di quadri». Con l’aiuto del Görlitz Vincent van Gogh riuscì a convincere il padre a lasciargli tentare gli esami di ammissione alla facoltà di teologia di Amsterdam, dove andò a vivere con Johannes van Gogh, un fratello del padre che aveva fatto strada diventando comandante del cantiere navale della marina.

Respinto agli esami di ammissione, dall’agosto del 1878 van Gogh frequentò un corso trimestrale di evangelizzazione in una scuola dall’impronta più pratica ubicata a Laeken, presso Bruxelles, dalla quale tuttavia fu ritenuto inidoneo a svolgere l’attività di predicatore laico. Prima di dedicarsi all’attività missionaria e alla predicazione, Paolo rimase anni in Arabia. A nulla, tuttavia, era servito logorare il proprio fisico e il proprio spirito al servizio del prossimo. La svolta definitiva si verificò quando van Gogh individuò nella pittura un metodo migliore per diffondere il messaggio evangelico e per mostrare solidarietà verso quei lavoratori così sfruttati, prostrati e bisognosi. 44,5×57,5 cm, Von Der Heydt Museum, Wuppertal. Fondamentali, in tal senso, sono state le sollecitazioni di Théo. Egli, infatti, non condivideva il desiderio del fratello di dedicarsi alla predicazione dei poveri e, per questo motivo, interruppe furente il loro legame epistolare: Vincent, tuttavia, dopo l’esaurirsi delle sue aspirazioni mistiche sentì il desiderio di ricontattarlo e di comunicargli le proprie incertezze sul suo futuro. Van Gogh aveva coltivato sin da piccolo la sua vocazione pittorica, ma mai l’aveva approfondita in modo sistematico e continuativo con corsi o letture di manuali. Per iniziare Vincent, armato di una tenace volontà espressiva, lesse il Cours de dessin e l’Exercices au fusain di Charles Bargue, copiando tutte le tavole e gli eserciziari ivi proposti. Senza saperlo l’accademia è un’amante che impedisce che un amore serio, più ardente e più fecondo, si risvegli in te. Lascia perdere quest’amante e innamorati disperatamente del tuo vero amore: la Natura o la Réalité.

27 cm, The New Art Gallery, Walsall. Ma il giorno in cui ti innamorerai, ti accorgerai con stupore dell’esistenza di una forza che ti spinge ad agire, e sarà la forza del cuore: la lettera 157 inviata a Théo è altrettanto eloquente. Nell’estate 1881 van Gogh, per sottrarsi all’ostracismo dei genitori, si recò all’Aja, dove discusse con i pittori Teersteg e Mauve delle proprie velleità artistiche. Caduta l’idea di matrimonio con Kee, nel gennaio 1882 Vincent si infatuò di una prostituta trentenne, alcolizzata e butterata dal vaiolo, tale Christine Clasina Maria Hoornik, detta Sien, madre di una bambina e in attesa di un altro figlio. Non si può vivere troppo a lungo e impunemente senza una donna. E io non credo che quello che alcuni chiamano Dio, altri Essere Supremo e altri ancora Natura possa essere irragionevole e spietato. Van Gogh, con la frequentazione di Sien, contrasse tuttavia la gonorrea e fu ricoverato in ospedale dove — secondo le lettere a Theo — eseguì un ritratto, andato perduto, del dottor Cavenaille, il medico che lo ebbe in cura. 42×34 cm, Van Gogh Museum, Amsterdam. La situazione si fece ben presto insostenibile per entrambi: Vincent, da un lato, non voleva più soffocare le proprie aspirazioni artistiche e quindi tornò a dipingere, convinto com’era dell’inutilità dei suoi tentativi di redenzione dell’amata, mentre Sien, stanca di vivere di stenti, ritornò a prostituirsi, con grande rammarico del pittore. Alla fine van Gogh comprese come il suo destino e quello di Sien fossero inconciliabili e, spronato da Théo, lasciò la donna. Quello magari si metterebbe a correre per le stanze con le zampe bagnate, sarebbe rozzo, travolgerebbe tutto strada facendo. 404 a Théo van Gogh, aprile 1885.